Continuiamo con i suggerimenti del giornalista e divulgatore Andrea Gori, tra i massimi esperti di vino in Italia, che ha selezionato per noi una lista di vini imperdibili da gustare all’ormai imminente edizione di Vinitaly. E per chi volesse approfondire e scoprire nuove etichette ‘quasi’ obbligatorie da assaggiare, ecco i suggerimenti di altri grandi esperti del mondo del vino che conoscono alla perfezione la fiera veronese. Qui ad esempio trovate i consigli di Federico Latteri. Qui, invece, il link per leggere le dieci etichette che meritano di essere provate secondo Daniele Cernilli, alias DoctorWine, mentre cliccando qui è possibile leggere la selezione proposta da Giancarlo Gariglio.
Forse non lo sapete ma Vinitaly 2026 sarà ricordato come l’edizione della rinascita dei vini dolci e della riscoperta delle loro taumaturgiche potenzialità a tavola. Sarà il momento zero in cui tutti riscopriranno la bellezza dell’abbinamento di questi vini a piatti salati e il loro consumo non sarà più relegato al dessert o alla fantomatica “conversazione”. Il sottoscritto sarà anche di parte (visto che ci ha scritto un libro intero) ma è molto probabile che sbloccare il potenziale dei vini dolci sia uno degli tasselli che mancano al vino per conquistare un pubblico nuovo e più ampio del solito. Del resto i vini dolci (intendendo dentro questo termine muffati, passiti, ossidativi, vendemmie tardive e altro) rappresentano la seconda tipologia di vino più regalato dopo le bollicine ma contrariamente a queste sono
pochissimo aperte perché il loro uso viene confinato al dopo pasto o durante Pasqua o Natale. Dato che Pasqua è appena passata e Natale è lontanissimo, ecco tutti i vini da provare a Vinitaly e come abbinarli una volta tornati a casa!
BRANCHINI 1858 — Albana di Romagna DOCG Passito (due versioni: D’Or Luce e Botrytis)Siamo a Toscanella di Dozza, sulla linea di confine tra Emilia e Romagna, dove la famiglia Branchini lavora la terra dal 1858: 26 ettari vitati su un triangolo tra tre torrenti, il Sillaro, il Sellustra e il Sabbioso, con suoli di sabbia, argilla e limo che danno ai vini carattere e personalità speciale. L’Albana di Romagna fu nel 1987 la prima DOCG italiana per un vino
bianco, e il passito ne è da sempre l’espressione più ambiziosa. Branchini ne propone due versioni: il D’Or Luce classico — oro antico con sentori di confettura di albicocca, camomilla, spezie dolci e fiori secchi, dolce senza mai essere stucchevole, con un sottofondo fresco e piccante che dà ritmo al sorso e la versione Botrytis, prodotta solo nelle annate in cui le nebbie mattutine consentono lo sviluppo della muffa nobile, più rara, densa e complessa con zafferano, stevia, albicocche e rabarbaro. Abbinamento salato: Formaggio di fossa di Sogliano: la mineralità quasi selvatica di questo formaggio stagionato sotto terra risponde colpo su colpo alla dolcezza matura dell’Albana, in uno dei grandi matrimoni dell’enogastronomia romagnola — e uno dei pochi abbinamenti dolce-salato che convincono anche i più scettici, se dovete cominciare da uno, partite da questo (e ricordatevi che il formaggio di Fossa lo potete usare anche come ingrediente come in un risotto o per condire gli gnocchi, non esclusivamente sa solo…)
Hall 1 Stand C1-B2
BUGLIONI — Recioto della Valpolicella Classico “Il Narcisista"”
Mariano Buglioni porta in fruttaio parte delle uve corvina, corvinone, rondinella e croatina raccolte a settembre, lasciandole appassire fino a primavera in locali climatizzati con controllo settimanale dei grappoli: solo quando l’essiccamento è sufficientemente avanzato inizia la lavorazione. Il vino che ne risulta è molto concentrato, denso negli aromi e altrettanto ricco al palato, dove dolcezza, acidità e complessità aromatica si fondono in un gioco stimolante. Rubino scuro, profumi di ciliegia al forno, vaniglia, anice stellato; tannini da tè e un’acidità brillante che pulisce il finale. Un Recioto che sa stare al mondo con eleganza. Abbinamento salato: Pastissada de caval, lo stufato di cavallo in agrodolce della tradizione veronese: la concentrazione fruttata del vino e la dolcezza della carne si rincorrono in un
abbraccio che ha secoli di storia.
Hall 8 Stand H2-H3-H4 – 4
LETRARI — Moscato Rosa Trentino DOC
Leonello Letrari è stato tra i protagonisti del vino trentino del dopoguerra, fondatore dell’azienda di Rovereto nel 1976; oggi è Lucia Letrari a portare avanti il progetto con circa 20 ettari vitati in Vallagarina e festeggiarne i 50 anni di attività, coltivando tra gli altri il rarissimo Moscato Rosa. Prodotto in quantità limitatissima da un vigneto nel comune di Nogareto, è frutto di lunga maturazione sulla pianta: granato al colore, delicatamente floreale con sentore di rosa in primo piano, sapore pieno e gradevole. In bocca morbido, fragrante, setoso, con dolcezza variabile e persistenza lunga dominata da spezie e fiori. Abbinamento salato: Canederli allo speck con burro fuso e salvia: la grassezza del burro e
il fumo dello speck trovano nel Moscato Rosa un controcanto floreale e dolce che trasforma il boccone in qualcosa di veramentenraffinato.
(PAD 3 Stand E1/F2 (Consorzio Trentino)
VILLA CAVICIANA — “Maddalena&quo”; Aleatico Passito, Lago di Bolsena
Villa Caviciana si trova a Gradoli sulle sponde del Lago di Bolsena ed è dal 2022 la prima tenuta agricola del FAI — Fondo Ambiente Italiano; oggi è guidata da Giuseppe Scala e Osvaldo de Falco con l’obiettivo di dimostrare che agricoltura sostenibile e qualità possono coesistere. I terreni vulcanici di tufo, le brezze del lago e l’escursione termica giorno-notte creano condizioni ideali per l’Aleatico, l’unico vitigno autoctono dell’area, che nei secoli si è perfettamente adattato a questo terroir. La Maddalena si presenta rosso granato intenso e brillante, con fresche note aromatiche e un leggero profumo di rosa; in bocca elegante ed equilibrato, i tannini complessi la fanno apparire piacevolmente asciutta nel finale. Abbinamento salato: Acquacotta della Tuscia, la zuppa povera di pane raffermo, sedano, cipolla e pecorino stagionato tipica dell’alto Lazio etrusco: la sapidità del pecorino e l’umami del brodo vegetale trovano nel passito di Aleatico un partner aromatico che fa sembrare il piatto più lussuoso di quanto sia.
Hall 7 Stand B1
TIEFENBRUNNER — “Tardus”; Gewürztraminer Alto Adige DOC Vendemmia Tardiva
Le origini di Tiefenbrunner risalgono alla menzione documentata della “Tenuta Linticlar” nel 1225; l’attività vinicola commerciale inizia nel 1848, rendendola una delle cantine più antiche dell’Alto Adige. La tenuta di Castel Turmhof è di proprietà della famiglia dal 1675 e oggi è Sabine e Christof Tiefenbrunner, con i figli Anna e Johannes, a reggerne le sorti come quinta generazione. Con il Tardus, Tiefenbrunner si incammina sulle tracce della scuola vinicola alsaziana, tornando alle radici storiche del gewürztraminer vitigno che proprio in queste vallate altoatesine trovò il suo nome e la sua forma definitiva prima di conquistare l’Alsazia. Il vino fermenta in acciaio inox e in piccole botti di legno per un anno, poi riposa altri due anni in bottiglia; oro fluido nel calice, seduce con petali di rosa, frutta secca e agrumi, poi convince al palato con corposità, dolcezza, mineralità e acidità in equilibrio perfetto. Abbinamento salato: Speck dell’Alto Adige con pane di segale e senape dolce: la grassezza aromatica dello speck, con le sue note di affumicato e spezie alpine, trova nel Tardus un interlocutore floreale e dolce che non si sovrappone ma si incastra, come in un
dialogo tra montagna e vendemmia tardiva che solo in Alto Adige ha senso pieno. Al di fuori della sua regione, il gewurztraminer se la cava egregiamente in abbinamento al cavolo nero, provatelo su una Ribollita toscana per capire la meraviglia vera!
PAd 7 Stand B4
SANTA VENERE — “Voltagrande”; Calabria Rosso IGT Passito
La famiglia Scala coltiva la vite e l’ulivo sulle colline di Cirò sin dal 1600; nel 1960 Federico Scala, nipote di Falcone Lucifero ministro della Real Casa, diede il nome Santa Venere all’azienda dal torrente che attraversa la proprietà, puntando con decisione sull’agricoltura biologica e sui vitigni autoctoni calabresi. Oggi sono Giuseppe e Francesco Scala a condurre i 25 ettari vitati della Tenuta Voltagrande, a pochi passi dal Mar Ionio, con una coerenza biologica assoluta che precede ogni moda. Il Voltagrande Passito è un vino che parte da un vitigno pressoché sconosciuto al grande pubblico: la Marsigliana Nera, autoctono di Cirò quasi estinto che la famiglia ha scelto di salvare e valorizzare. Rosso
rubino intenso con riflessi violacei, bouquet di amarena sotto spirito, more, piccoli frutti rossi, cacao, tabacco, balsamico e spezie; al palato grande struttura, persistenza e tannini maturi equilibrati da pochi zuccheri residui, con sei mesi in barrique di rovere e quattro in bottiglia. Un passito rosso che non cerca la dolcezza ma la profondità — austero, antico, calabrese fino al midollo. Abbinamento salato: ‘Nduja di Spilinga su pane di grano duro: la piccantezza fermentata e grassa della ‘nduja trova nel Voltagrande un vino denso e tannico da reggere l’impatto, abbastanza fruttato da non soccombere. Un abbinamento che racconta la Calabria senza filtri.
(PAD 7 Stand B1)
CANTINA MARILINA — “Gocce d’Autunno”; Nero d’Avola Passito, Terre Siciliane IGP
Angelo Paternò arriva a Noto nel 2001: la luce e la vicinanza al mare lo fanno innamorare del Val di Noto. Nel 2007 inizia il progetto di costruzione della cantina insieme alla figlia Marilina, con un’idea chiara: vini di forte identità, legati al territorio, nati dal processo naturale dei cicli vitali senza forzatura alcuna. La Val di Noto è al primo posto tra i territori più soleggiati della Sicilia e il secondo, dopo Trapani, per ventosità; i terreni calcarei bianchi conferiscono struttura, longevità ed eleganza, e tutta la produzione è biologica. Le Gocce d’Autunno sono il vino che racconta questo posto nel modo più diretto: uve Nero d’Avola da Contrada San Lorenzo, raccolte a fine settembre a mano in cassette da 2 kg, appassite al sole per 10-15 giorni, vinificate e affinate in legno per 24 mesi, poi 6 mesi in bottiglia. E’
rosso granata carico, con note di cioccolata amara di Modica, cannella e confettura di more, sapore equilibrato, persistente e appagante. Un passito rosso che non grida ma seduce, meridionale fino in fondo ma con una misura rara.
Abbinamento salato: Caponata di melanzane con pinoli e capperi: il gioco agrodolce che è l’anima stessa della cucina sicula trova nel Nero d’Avola passito un riflesso perfetto — ladolcezza fruttata del vino amplifica l’aceto, la frutta secca e il pomodoro concentrato, trasformando un contorno povero in un susseguirsi di scosse elettriche al palato.
SAN FELICE — “Belcaro”; Vin Santo del Chianti Classico DOC
San Felice è una delle realtà più antiche della Toscana, con radici che risalgono all’antica Pieve San Felice in Pincis, tra Firenze e Siena. Negli anni Settanta, con l’acquisizione dal Gruppo Allianz, l’azienda vive una rinascita che la porta a diventare pioniera del vino toscano di qualità: fu tra le prime a produrre il Vigorello, padre dei Supertuscan, e a coltivare un vigneto sperimentale — il Vitiarium — per la classificazione di oltre 270 vitigni autoctoni dimenticati. Il Belcaro è il lato più intimo e radicato nella tradizione di questa cantina ambiziosa: le uve di Trebbiano e Malvasia, raccolte ai primi di ottobre, vengono appassite su graticci fino a dicembre, poi spremute con delicatezza; il mosto fermenta lentamente e affina per cinque anni in piccoli fusti di rovere — i caratelli — prima di ulteriori dodici mesi in
bottiglia. Ambrato al colore, sottobosco e humus fungino, albicocche, lieve smalto e caramello, tanto e intensi sentori di mandorle, miele e leggera speziatura di pepe bianco. Sorso che appaga senza appesantire con una freschezza palpabile.
Abbinamento salato: Crostino ai fegatini, in una sintesi che riproduce in parte Sauternes e Foie Gras ma con ancora più umami con la parte di estrazione del vino che si rincorre con la parte saporosa di capperi, acciughe e interiora di pollo del crostino, che dovrà però essere battuto al coltello e non omogeneizzato in una spuma come spesso accade.
Hall 9 Stand D15
COL D’ORCIA — “Pascena”; Moscadello di Montalcino DOC Vendemmia Tardiva
Forse vi sorprenderà apprendere che il vino storico di Montalcino non è il Brunello bensì il Moscadello di Montalcino le cui origini risalgono al Rinascimento. Ottenuto da un clone locale di Moscato Bianco fu lodato da Giovanni Antonio Pecci nelle sue Memorie storiche della città di Montalcino e cantato da Emanuele Repetti nel 1833; persino Ugo Foscolo
spendeva parole per un buon bicchiere, lieto di offrirlo agli amici come nettare dalle origini antichissime. Col d’Orcia è oggi la più grande azienda agricola biologica certificata della Toscana, di proprietà del Conte Francesco Marone Cinzano e terzo proprietario di vigneti a Brunello per estensione nell’areale. Il Pascena nasce nella sua espressione più pura: le uve di Moscato Bianco crescono sulla collina di Sant’Angelo in Colle, esposta a mezzogiorno per l’intera giornata; l’appassimento avviene sulla pianta per circa 45 giorni con taglio dei tralci a fine settembre, poi spremitura soffice e fermentazione lentissima in barrique da 225 litri; un anno in legno nuovo e sei mesi in bottiglia. Giallo dorato con profondi riflessi dorati, al naso miele d’acacia, fiori di sambuco, arance selvatiche e mandorle; al palato grande morbidezza con spina acida ben evidente e finale lunghissimo che ribadisce le note di agrume candito. Abbinamento salato: Tortelli di patate del Casentino cotti alla Piastra e serviti con Pecorino di Pienza stagionato e miele di castagno: la sapidità pungente del pecorino e l’amaro del miele di castagno entrano in dialogo con la dolcezza aromatica del Moscadello, creando quell’equilibrio agrodolce che la cucina senese conosce da secoli.
Hall 9 Stand D16
TENUTE GREGU — “Pitraia”; Vermentino di Gallura DOCG Superiore, uve 100% botritizzate
La famiglia Gregu con Raffaele, suo fratello Federico e la compagna Marianna realizzano da qualche anno questo piccolo prodigio di vermentino simile a nessun altro. Le uve del Pitraia provengono infatti da una parcella speciale di un vigneto a quasi 300 mt slm abbracciata da un filone di granito rosa, con una produzione limitata a soli 30 quintali per ettaro; l’affinamento dura 18 mesi in contatto con i lieviti attraverso batonnage settimanale, che costruisce struttura senza perdere la caratteristica freschezza del vitigno. Il risultato è un passito bianco che mantiene la firma inconfondibile del Vermentino — note vibranti di cedro, lavanda selvatica, salsedine — quella brininess che si respira sulle scogliere sarde, dove il profumo del mare si fonde con le erbe aromatiche accarezzate dal vento ma con una
densità e una dolcezza concentrate che nessun Vermentino secco potrebbe avere. Abbinamento salato: Bottarga di muggine di Cabras con pane carasau e ricotta fresca di pecora: la bottarga porta iodio concentrato, sapidità aggressiva e umami marino che il Pitraia con la sua dolcezza agrumata e la nota di cedro riesce a domare senza scomparire.
Hall 8 Stand C5 – 14
E se poi invece tutta questa dolcezza vi da alla testa vi segnaliamo due vini che vi fanno capire quando oggi la mano del vignaiolo e dell’enologo sia oggi fondamentale per ottenere prodotti di spessore e che non si limitano a far sentire il territorio ma anche l’intenzionalità di chi il vino lo vuole produrre in una determinata maniera. Il Syn 02 rosso di Marco Mascellani lo trovate presso Curtomartino Pad 11 F3 ed è un impressionate e azzeccato blend di barbera dell’Oltrepo’ Pavese, canaiolo nei Colli Senesi e di ottavianello da Minervino di Lecce, un blend che è un omaggio all’Italia e alla fresca modernità mediterranea intrinseca nei suoi vini. L’altro esempio è Andrea Polidoro con la sua azienda “Contrada Contro” sui Monti Sibillini, un’opera di recupero di vecchie viti di verdicchio e malvasia di Candia capace di acquietare ogni sete e voglia di nuovi orizzonti. Lo trovate presso lo stand di Cupano Montalcino (altra azienda cui collabora dopo anni di Bordeaux) al Pad 9 Stand B8 – 58.