“La liquidità è uno dei punti che, in questo frangente, rappresentano forse la fragilità maggiore del vignaiolo”. Così a Cronache di gusto Rita Babini, vignaiola e presidente di Fivi, la Federazione italiana vignaioli indipendenti. Un tema che emerso oggi, lunedì 13 aprile, al Vinitaly (alla collettiva Fivi nel padiglione 8), a Verona, in occasione della presentazione della ricerca, realizzata dalla Invernizzi AgriLab di Sda Bocconi School of Management, con il sostegno della Fondazione Invernizzi e sponsorizzata da Crédit Agricole, Italia in collaborazione con Fivi, in cui viene fatto un focus sugli strumenti finanziari volte alla crescita dell’azienda a produzione. Hanno partecipato, oltre a Rita Babini, Vitaliano Fiorillo, Luca Ghezzi, Biagio Maria Amico e Maurizio Crepaldi.
Gli ostacoli sono diversi anche per i vignaioli e le vignaiole indipendenti. Ma soluzioni possono arrivare con il One stop shop per l’assolvimento delle accise nelle vendite a distanza ai privati dell’Unione europea.
“È una delle nostre richieste fondamentali già da anni: il One stop shop è una piattaforme che dovrebbe agevolare la vendita tra l’impresa italiana e il privato perché a oggi è accessibile unicamente tramite una visita del privato straniero in cantina e, quindi, l’assolvimento dell’accesa avviene sul territorio italiano. Ma nel momento in cui noi vogliamo dare una continuità a questo tipo di rapporto ci è impedito dall’inaccessibilità al raggiungimento del cliente finale soprattutto in alcuni paesi, come in quello nordici, dove l’accesso del vino è consentito unicamente a fronte di tasse. Mentre le tasse intra comunitarie sono accessibili già attraverso una piattaforma analoga, quelle che riguardano le accise del vino invece no. Non si capisce perché ci sia questo protrarsi di un’attivazione di una piattaforma speculare a quella delle accise normali quali l’Iva. Spero che sia solamente una questione di tempo”.
Perché è necessario evidenziare soprattutto questo aspetto?
“Anche qui al Vinitaly si parla tantissimo di enoturismo ed è tutto correlato. Perciò stride sentire che gli investimenti relativi all’enoturismo debbano essere incentivati e sia indicato come un modello complementare alla forma di produzione di vino perché ne permette di completare la filiera con la vendita in cantina se poi, però, non posso mandare il prodotto al cliente che vuole riordinare due mesi dopo”.
Che altro?
“Ho seguito qui in fiera la presentazione del nuovo bando Ocm e bisogna ringraziare per il passo in avanti fatto. Da qualche anno c’è stata una presa di coscienza dagli uffici del Ministero, del dipartimento coordinato da dottor Lupo e dalla dottoressa Nicolazzi, colei che si è occupata di questo tipo di semplificazione che prima non avevamo visto. C’è una risposta, chiaramente con le tempistiche che un ministero deve avere e che una struttura come questo bando ha. Stanno rispondendo aggiungendo semplificazioni partite già l’anno scorso, prorogate quest’anno e in programma ancora il prossimo perché questa misura diventi accessibile anche alle microimprese. Coloro che accettano sono già una percentuale abbastanza importante, ma quest’anno ci sono state alcune ulteriori importanti semplificazioni. C’è un dato importante da segnalare”.
Prego.
“Da un’indagine di due anni e da una del nostro osservatorio interno di poche settimane fa è emerso che il 75 per cento dei vignaioli indipendenti esporta. Un terzo di questo totale lo fa per oltre il 50 per cento del proprio fatturato, ma negli ultimi due anni solo il 13,6 per cento ha utilizzato i fondi Ocm. Quindi mi auguro che la semplificazione proposta e l’attenzione ricevuta per le nostre richieste possano veramente segnare un cambio di fiducia. Negli anni, vedendo che i bandi non sono accessibili, ci si sfiducia. Promuovere il proprio prodotto utilizzando le risorse proprie porta a erodere quella liquidità che, in una congiuntura come quella attuale, si riducono molto. Perciò è un peccato non poterne approfittare”.
La semplificazione che vi interessa maggiormente?
“Prima tra tutte, la soglia di accesso a questi bandi, fino all’anno scorso di almeno 100mila euro. Ora è stata finalmente lasciata totale libertà di poterla abbassare: non è stato indicato un limite minimo, il che significa che potrebbero metterla anche a 5 o 10mila euro. Per ora abbiamo ricevuto le indicazioni generiche quindi approfondirò non appena il bando sarà pubblicato nella sua interezza ma spero che sia per azione, per progetto e non solo per Paese. Ma già se fosse abbassato tantissimo per Paese sarebbe un grandissimo passo avanti”.
Sull’enoturismo si sono soffermati diversi ministri, non solo quello della materia. Cosa rappresenta oggi per i soci Fivi?
“Per i nostri soci è diventata una parte integrante della quotidianità, si faceva enoturismo attraverso le degustazioni ancora prima che fosse normato e ci siamo resi parte attiva della richiesta della normativa: ne sentivamo l’esigenza. Infatti per Fivi incarna l’essenza del vignaiolo indipendente: ha la possibilità di accogliere il visitatore che entra in casa, compra il vino, vive l’esperienza, ma che cosa ricorderà? Uno stato d’animo legato al territorio, anche se sta comprando la tua bottiglia. Si lavora quindi per il territorio e per il comparto. In quel borgo, in quella città dove tci si attrezza ad avere uno spazio enoturistico si assumono i lavoratori, si crea un indotto che si ripercuote su tutto il territorio, il consumatore può anche dimenticare l’etichetta bevuta, ma ricorderà quel luogo e quell’esperienza. Per il Paese Italia è fondamentale che questo avvenga e, secondo me, noi riusciamo ad incarnare appieno quello che è la risposta alla richiesta dell’enoturismo di qualità”.
Qual è la strategia di promozione su cui siete indirizzati?
“Oltre quanto inserito nel nostro statuto, maggiormente restrittivo rispetto alle regole nazionali per poter essere etichettati come vignaioli, c’è il nostro logo come elemento di aggiunta di valore. Sta infatti diventando, ogni giorno di più, un sinonimo di verticalità ed è un identificativo veloce per l’acquirente. È uno strumento aggiuntivo di comunicazione ed è nato al contrario. Cioè: non abbiamo costruito la scatola vuota ma abbiamo messo il contenuto dentro questo logo che è diventata la nostra scatola ed è molto più importante di quanto non si creda adesso, perché il consumatore incontra concretezza nel momento in cui prende la bottiglia”.