Dopo “Oleoturismo. Opportunità per imprese e territori”, pubblicato nel 2022 insieme a Dario Stefàno – già senatore della Repubblica, promotore della legge sull’enoturismo – Fabiola Pulieri torna ad affrontare il tema con un nuovo volume. Si intitola “Turismo dell’Olio. Idee e progetti per la valorizzazione delle esperienze”, appena pubblicato da Agra Editrice, e si propone come una guida pratica per aziende agricole, operatori turistici, amministrazioni e professionisti interessati a sviluppare progetti legati all’accoglienza in oliveto e in frantoio.
Giornalista, sommelier dell’olio Evo, conduttrice televisiva e Ambasciatrice dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio, Pulieri analizza il fenomeno attraverso casi studio, modelli di business, strumenti di marketing e nuove tecnologie, raccogliendo oltre cinquanta esperienze oleoturistiche italiane. Un lavoro che parte da una convinzione precisa: l’oleoturismo può rappresentare una concreta opportunità di sviluppo economico e culturale per molti territori italiani, contribuendo a valorizzare il patrimonio olivicolo, il paesaggio e la biodiversità. L’abbiamo intervistata per approfondire alcuni dei temi affrontati nel libro.
Dopo la legge sull’oleoturismo e il dopo il tuo primo libro sul tema, in che fase siamo oggi in Italia?
Rispetto a qualche anno fa è cresciuta la consapevolezza delle potenzialità dell’olio come attrattore turistico. Diverse regioni hanno recepito la normativa nazionale e si sono dotate di regolamenti che consentono alle aziende di operare in modo più strutturato e professionale. Allo stesso tempo, però, esistono ancora territori che non hanno completato questo percorso e molti produttori che continuano a considerare l’oleoturismo come qualcosa di secondario rispetto alla semplice vendita dell’olio. In realtà si tratta di uno strumento che permette di valorizzare l’azienda durante tutto l’anno, generando nuove opportunità economiche e costruendo un rapporto diretto e duraturo con il consumatore.
L’Italia conta oltre 500 varietà di ulivo, un patrimonio unico al mondo. Ma il consumatore è ancora poco informato. L’oleoturismo può contribuire a cambiare la percezione dell’olio presso il grande pubblico?
L’oleoturismo è probabilmente il mezzo più efficace per avvicinare il consumatore al mondo dell’extravergine. Entrare in un uliveto, visitare un frantoio, partecipare a una degustazione o a una cooking class significa vivere un’esperienza concreta che rende l’olio meno astratto e più comprensibile. Le persone scoprono le differenze tra le cultivar, imparano a riconoscere la qualità e comprendono il lavoro che si nasconde dietro una bottiglia. È un percorso che non trasferisce soltanto informazioni, ma crea emozioni e consapevolezza. In molti casi è proprio questa esperienza a trasformare un semplice consumatore in un appassionato.
Nel libro dedichi ampio spazio alle esperienze già attive sul territorio. Quali sono gli elementi che accomunano i progetti di maggiore successo?
La caratteristica che accomuna le esperienze più efficaci è la capacità di coinvolgere le persone. Penso, ad esempio, a realtà che lavorano molto con le famiglie e con i bambini, trasformando la visita in un’occasione educativa e divertente. Non servono necessariamente grandi strutture o investimenti importanti. Spesso fanno la differenza la creatività, il racconto e la capacità di costruire attività autentiche attorno all’olio e al territorio. Le aziende che riescono a creare relazioni e a stimolare la curiosità dei visitatori sono quelle che ottengono i risultati migliori.
Ce n’è una che ti ha colpita particolarmente?
Una delle esperienze che cito spesso è quella di Giorgio Tonti, produttore marchigiano che ho avuto modo di visitare durante il mio lavoro di ricerca. Non dispone di una grande struttura né di un frantoio di proprietà, ma ha saputo costruire un’offerta estremamente efficace partendo da ciò che possiede: il suo uliveto, la sua conoscenza e una forte capacità di coinvolgere le persone. Lavora molto con famiglie e scuole, organizzando attività dedicate ai bambini che permettono di scoprire la biodiversità dell’oliveto, conoscere insetti e piccoli animali che vivono tra gli alberi e avvicinarsi al mondo dell’olio in maniera naturale e divertente. Un’altra iniziativa molto interessante consiste nel far preparare ai più piccoli le olive in salamoia da portare a casa. È un esempio che dimostra come l’oleoturismo non dipenda dalle dimensioni aziendali, ma dalla capacità di creare esperienze autentiche e memorabili.
Molte aziende olivicole sono di piccole dimensioni. Da dove dovrebbe partire un produttore che vuole avvicinarsi all’oleoturismo senza grandi investimenti iniziali?
La dimensione aziendale non rappresenta un limite. Anzi, spesso le piccole e medie imprese hanno una maggiore flessibilità e una più naturale predisposizione all’accoglienza. Il primo passo deve essere la qualità dell’olio e la conoscenza del proprio prodotto. Aprire le porte dell’azienda significa esporsi al giudizio dei visitatori e il passaparola resta ancora oggi lo strumento di comunicazione più potente. A partire da una buona produzione si può poi costruire un percorso fatto di visite guidate, degustazioni e attività semplici ma ben organizzate, valorizzando ciò che già si possiede.
Nel volume si parla anche di marketing digitale e intelligenza artificiale. Quanto possono incidere questi strumenti nella promozione delle esperienze oleoturistiche?
Oggi marketing e tecnologia sono elementi imprescindibili. Si può produrre un olio eccellente e offrire esperienze di grande qualità, ma senza una comunicazione efficace difficilmente si riesce ad attrarre visitatori. L’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità importante sia sul piano produttivo sia su quello turistico. Può supportare il monitoraggio degli oliveti, la gestione delle prenotazioni, l’analisi dei dati e la fidelizzazione degli ospiti. L’esperienza non si esaurisce nel giorno della visita: il rapporto con il visitatore inizia molto prima e continua nel tempo, anche grazie agli strumenti digitali.
Guardando ai prossimi anni, quali sono le principali sfide che l’oleoturismo italiano dovrà affrontare per diventare una componente stabile dell’offerta turistica nazionale?
La sfida principale sarà quella del marketing e della capacità di fare sistema. Oggi l’Italia possiede un patrimonio olivicolo straordinario, ma deve imparare a comunicarlo in modo più efficace e coordinato. Nei prossimi anni la competizione con altri paesi produttori sarà sempre più forte e sarà fondamentale investire nella promozione dei territori, nella formazione degli operatori e nella costruzione di esperienze riconoscibili e professionali. Solo così l’oleoturismo potrà diventare una componente stabile e strategica dell’offerta turistica nazionale.