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Vino e dintorni

Frescobaldi: “Il vino italiano deve produrre meno e puntare sulla qualità”. Le strategie per uscire dalla crisi

06 Luglio 2026
In foto Lamberto Frescobaldi In foto Lamberto Frescobaldi

Il vino italiano deve produrre meno, puntare con decisione sulla qualità e rafforzare la presenza sui mercati. È questa la ricetta indicata da Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione italiana vini (Uiv), in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore alla vigilia dell’assemblea annuale dell’associazione, in programma mercoledì (8 luglio) a Roma.

Secondo Frescobaldi, il calo dei consumi non va interpretato soltanto come una minaccia, ma come un’opportunità per aumentare il valore del vino italiano. “Il calo dei consumi è un fenomeno strutturale e non soltanto italiano – ha spiegato -. I consumi mondiali sono strutturalmente in calo. Altri Paesi, prima di noi, come Francia e Spagna, che già producevano meno dell’Italia, sono intervenuti in modo massiccio anche con campagne di estirpazione dei vigneti”, osserva. Un riferimento alle politiche adottate per riequilibrare l’offerta rispetto a una domanda in progressiva contrazione.

Ridurre la produzione e alzare la qualità

Il primo punto riguarda la produzione. Frescobaldi ricorda che alla fine degli anni Ottanta, dopo lo scandalo del metanolo che diede impulso alla rivoluzione qualitativa del vino italiano, il Paese produceva circa 70 milioni di ettolitri, mentre oggi la produzione media è scesa a 44 milioni. Nello stesso periodo il consumo pro capite è passato da oltre 100 litri a circa 33-34 litri l’anno, ma il fatturato del comparto è cresciuto da circa 2 miliardi a oltre 16 miliardi di euro.

Per questo, spiega al Sole 24 Ore, “ridurre produzione e consumi non è necessariamente un male. C’è ancora spazio per valorizzare il prodotto”. “I prezzi dei vini Doc italiani – ha sottolineato – sono in calo di un 10%. E’ il sintomo di qualcosa che non funziona. Bisogna ridurre la produzione e innalzare la qualità. e occorrono controlli più stringenti. se il mercato manda questo segnale cioè domanda debole e prezzi in calo, è probabile che questo dipenda anche da prodotti che non sono all’altezza della qualità promessa”.

Il presidente di Uiv richiama inoltre i dati del mercato: le giacenze hanno superato i 53 milioni di ettolitri, mentre i prezzi medi dei vini Doc hanno perso circa il 10% nell’ultimo anno. Per Frescobaldi il messaggio è chiaro: bisogna produrre meno, aumentare la qualità e rafforzare i controlli affinché tutte le bottiglie siano all’altezza delle aspettative dei consumatori.

Rivedere il rapporto con la ristorazione

Tra i temi affrontati c’è anche quello dei prezzi praticati nel canale Horeca. Secondo Frescobaldi, il problema non sono tanto i ricarichi applicati ai clienti finali, quanto la pressione esercitata da parte di alcune strutture ricettive sui produttori. “Se c’è qualche pressione eccessiva da parte dei ristoratori è al ribasso – dice -. Mi sono visto richiedere dal proprietario di un hotel cinque stelle di fornirgli un vino a meno di 4 euro. Ho perso il cliente con serenità.”

Una riflessione che riapre il dibattito sull’equilibrio economico lungo la filiera e sulla sostenibilità dei margini per le aziende vitivinicole.

Investire sui mercati e sulla promozione

L’altra leva individuata da Frescobaldi riguarda i mercati internazionali. Il presidente di Uiv guarda con favore agli accordi commerciali siglati dall’Unione europea e, in particolare, alle prospettive offerte dall’intesa con il Mercosur. Ma sottolinea anche l’importanza del mercato europeo, dove le esportazioni italiane sono cresciute del 31% negli ultimi sei anni.

Per questo auspica che Bruxelles torni a sostenere anche la promozione del vino all’interno dei Paesi dell’Unione, non soltanto nei mercati extraeuropei. Per molte cantine italiane, osserva, l’Europa continua infatti a rappresentare il mercato più stabile e sicuro.

“Adattarsi ai nuovi modelli di consumo”

Accanto alla riduzione della produzione, alla qualità e allo sviluppo dei mercati, Frescobaldi indica un’altra priorità: saper leggere l’evoluzione della domanda. Nell’intervista al Sole 24 Ore invita innanzitutto a distinguere il consumo moderato dall’abuso di alcol. “Premesso che sul tema dell’offensiva antialcol ci auguriamo che venga consolidata la distinzione tra abuso e consumo moderato, che tutela il vino, in genere sarà decisiva la capacità delle imprese di intercettare i nuovi trend”, dice.

Per spiegare il concetto, il presidente di Uiv racconta l’esperienza di un ristorante di sua proprietà in provincia di Firenze. Inizialmente il locale proponeva una cucina gastronomica, con una bottiglia media da 60 euro. Dopo l’addio della chef, il format è stato completamente ripensato: aperitivi, vini e piatti a chilometro zero. “Il prezzo medio della bottiglia è sceso a 40 euro, ma il locale è sempre pieno e fatturiamo molto di più”.

Secondo Frescobaldi, dunque, il futuro del vino non passa soltanto dalla capacità di produrre meglio, ma anche da quella di interpretare un consumatore che cambia abitudini, occasioni di consumo e aspettative.