La Sicilia raccontata attraverso il vino, ma anche attraverso il paesaggio, la cultura e l’accoglienza. È questa la visione di Cusumano, una delle realtà vitivinicole più rappresentative dell’isola, che oggi coltiva 534 ettari di vigneti distribuiti tra Partinico, Monreale, Butera e l’Etna, confermandosi tra i principali produttori italiani per estensione delle superfici vitate di proprietà. Con un nuovo sogno che presto verrà realizzato: ovvero la costruzione di un piccolo borgo all’interno del vigneto di famiglia nel comune di Linguaglossa.
In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Diego Cusumano, che guida l’azienda insieme al fratello Alberto dal 2001, racconta una strategia che va oltre la produzione di vino. L’obiettivo è valorizzare l’identità della Sicilia, facendo conoscere ai visitatori non solo le etichette, ma anche il territorio da cui nascono. E ampliare l’accoglienza: attualmente i Cusumano hanno “solo” sei suites in contrada Arrigo, sul versante nord dell’Etna a 610 metri sul livello del mare.
“Il vino è il risultato del lavoro quotidiano nei vigneti, ma soprattutto dell’amore per questa terra – spiega Cusumano – una Sicilia, ancora tutta da svelare nella sua profondità, autenticità e genuinità. In un’anima, uno spirito, quello della Sicilia e dei siciliani che una volta scoperto e assaporato farà innamorare di questa terra, della sua gente e dei suoi prodotti. Non a caso stiamo guardando con sempre maggiore interesse il turismo enologico: la Sicilia è il territorio perfetto per valorizzare entrambe le aree di business. Il nostro consumatore-tipo è il wine-lover, evoluto e curioso appassionato di vino ma anche della cultura e del territorio di provenienza. Da qualche tempo a Partinico abbiamo creato un viaggio virtuale per i turisti che vengono a conoscerci e a degustare, una sala capace di far viaggiare da una parte all’altra dell’isola esplorando vigneti centenari e terreni di pietra lavica”.
Proprio alle pendici del vulcano nascerà uno dei progetti più importanti dei prossimi anni. A Linguaglossa l’azienda intende ampliare l’offerta ricettiva trasformando l’attuale struttura in un piccolo borgo ispirato ai tradizionali bagli siciliani, con abitazioni affacciate su una piazza centrale e immerse nei vigneti secolari vicino al vulcano. “Sull’Etna – dice – vogliamo ampliare la nostra accoglienza (attualmente abbiamo solo sei suites). Il progetto è quello di creare (inizieremo a marzo dell’anno prossimo) un piccolo borgo all’interno del nostro vigneto nel comune di Linguaglossa. L’idea è quella di creare un borgo che richiami alla menti i bagli arabi, con le ville intorno a una piazza centrale, un posto in cui sia possibile respirare l’autencità del luogo immerso in un vigneto di origini secolari. La nostra azienda ha nel sangue e nel cuore la Sicilia e quell’anima che attraverso il nostro lavoro vogliamo rappresentare al mondo intero, provando ad esprimere i valori della Trinacria più autentica, quella fatta di convivialità, bellezza e unicità”.
Oggi i vini Cusumano sono distribuiti nel canale Horeca italiano ed esportati in circa sessanta Paesi, con mercati consolidati come Germania, Stati Uniti, Canada e Giappone. Negli ultimi anni, tuttavia, il comparto ha dovuto fare i conti con un rallentamento della domanda internazionale, in particolare negli Stati Uniti.
Secondo Diego Cusumano, la contrazione dei consumi nel mercato americano non riguarda esclusivamente il vino italiano, ma coinvolge l’intero settore, compresi i produttori della Napa Valley. A incidere sono diversi fattori: il cambiamento delle abitudini di consumo, la maggiore attenzione ai temi legati all’alcol, il rallentamento del segmento del lusso e un contesto economico caratterizzato dall’inflazione. “Per quanto riguarda l’export – ammette – non si può fare a meno degli Usa che restano un mercato irrinunciabile ma si possono incrementare mercati emergenti come Cina, e Sud Est Asiatico, di cui van comprese cultura e approccio. Mentre il Giappone per i nostri vini è già una certezza”.
Per il produttore siciliano il settore dovrà affrontare anche un’altra sfida: riequilibrare produzione e domanda. A fronte di consumi mondiali in calo da decenni, continuare ad aumentare i volumi rischia infatti di compromettere il valore del vino. La strada indicata passa attraverso una selezione più attenta dei vigneti, limitando quelli meno vocati, una gestione delle rese orientata alla qualità e una comunicazione capace di raccontare meglio i territori e il lavoro dei produttori. L’esempio citato è quello dell’Etna Doc, dove la crescita della superficie vitata viene regolata per preservare il valore della denominazione, seguendo una logica già adottata anche in altre importanti aree vitivinicole europee.
“Da 30 anni – spiega – registriamo un calo costante dei consumi su scala mondiale per i vini di tutti i paesi eppure continuiamo a produrre sempre di più. Per invertire la tendenza bisogna agire su tre fattori: espiantare i vigneti che non danno valore aggiunto al prodotto; poi agire sulle rese: l’esempio virtuoso è L’Etna dove il Consorzio, seppure in presenza di un successo internazionale, ha chiuso alla possibilità di iscrivere nuovi vigneti per l’Etna Doc (ogni produttore può iscrivere meno di mezzo ettaro nuovo a testa). Prima di noi lo hanno fatto i francesi estirpando migliaia di ettari a Bordeaux. Infine, il terzo fattore è la comunicazione: dobbiamo raccontare i territori e far crescere la competenza sulla qualità, quello è il mercato del vino italiano non più i volumi. Questo non significa inseguire le mode, nel nostro settore non si può essere emotivi: la scelta che fai oggi si riverbera per i prossimi 20 anni”.
Nel 2025 Cusumano ha registrato un fatturato di circa 16 milioni di euro, producendo una gamma completa di vini siciliani, dai bianchi ai rossi, passando per rosati e passiti. Tra le priorità dell’azienda resta quella della sostenibilità, tema diventato centrale soprattutto dopo gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici. In Sicilia l’alternanza tra periodi di forte siccità e precipitazioni intense impone una gestione sempre più attenta delle risorse idriche e del vigneto.
“La lotta alla siccità non deve vivere di ondate emotive – ricorda Cusumano – quet’anno le piogge sono state più abbondanti e non abbiamo pericolo siccità. Ma se cala l’attenzione e si rinviano interventi strutturali, la situazione precipiterà alla prossima emergenza. Dall’analisi dello storico meteo di 40 anni rilevato nei nostri vigneti abbiamo l’evidenza del cambiamento in atto, in particolare la diversità di precipitazioni totali da un anno all’altro all’aumento delle temperature medie e ondate di calore estivo. In vigneto abbiamo introdotto diverse pratiche agronomiche capaci di attenuare gli effetti negativi e in alcuni casi abbiamo trovato nuove pratiche decisamente migliorative e innovative come la minima lavorazione superficiale dei terreni. Tutti i vini Cusumano si avvalgono della certificazione “Sustainable Wine”. L’impegno per una viticoltura sostenibile nasce dal sentimento e dal dovere morale di proteggere le risorse, limitandone lo spreco”. L’obiettivo è chiaro: la tutela della risorsa idrica per Cusumano deve diventare una priorità per tutto il Mezzogiorno e per il futuro dell’agricoltura italiana.