Quanto può invecchiare davvero un bianco dell’Alto Adige? È la domanda che ha accompagnato la masterclass “Bianchi d’alta quota, grandi evoluzioni: l’Alto Adige che sfida il tempo”, organizzata il 10 settembre da Fisar Palermo.
Un territorio piccolo, appena 5.860 ettari di vigneto, meno dell’uno per cento della superficie vitata italiana, ma capace di concentrare una notevole diversità. I vigneti si spingono dai 200 ai 1.000 metri di quota, i vitigni coltivati sono venti, con una netta prevalenza dei bianchi, il 65 per cento contro il 35 per cento dei rossi. Una varietà alimentata anche da suoli e condizioni climatiche molto differenti.
La serata è stata condotta da Glenda Lo Giudice, delegata Fisar Palermo, che ha curato la parte teorica e, insieme a Enrico Grimaldi, dirigente e docente Fisar, ha guidato la degustazione. Eros Teboni, impossibilitato a raggiungere Palermo in tempo a causa del forte ritardo del volo, è intervenuto in collegamento audio-video in qualità di ambassador del Consorzio Vini Alto Adige.
Proprio Teboni ha sottolineato come uno dei tratti distintivi del territorio sia la varietà dei vitigni, capace di tradursi in un ventaglio molto ampio di possibilità a tavola, tanto per i bianchi quanto per i rossi. Una diversità che riguarda anche i prezzi. Gli otto vini della masterclass sono stati selezionati dal Consorzio proprio per rappresentare vitigni e fasce di prezzo differenti, mostrando come il tema dell’evoluzione non riguardi necessariamente soltanto le etichette di vertice.
Nel bicchiere il percorso ha mostrato modi diversi di interpretare questa longevità. Il giovanissimo Riesling Unterortl 2025 è apparso ancora trattenuto al naso, ma l’acidità molto elevata e una freschezza quasi citrica ne lasciano intuire le potenzialità evolutive. Il Sauvignon Blanc Riserva Mathias 2023 ha trovato invece nell’equilibrio tra acidità e sapidità una delle sue caratteristiche più convincenti.
A dare una risposta concreta alla domanda iniziale è stato soprattutto il Gewürztraminer Nussbaumer 2015 di Cantina Tramin. Un naso intenso e maturo, capace quasi di far immaginare un vino dolce, precede un sorso che, a undici anni dalla vendemmia, conserva ancora una sorprendente freschezza.
Più che una formula unica, gli otto assaggi raccontano così strade diverse verso la longevità. Altitudine e acidità contano, ma insieme a vitigno, suolo e scelte di cantina. E forse è proprio questa diversità, più della sola quota, una delle chiavi per capire perché alcuni bianchi altoatesini riescano a trovare nel tempo non soltanto resistenza, ma una nuova espressione.
I nostri assaggi
Alto Adige Doc Pinot Bianco Sirmian 2023 – Nals Margreid
Nasce a Sirmiano, sopra Nalles, tra i 500 e i 700 metri. Il naso è fine, mentre il sorso gioca soprattutto su freschezza e sapidità: un profilo contemporaneo, immediato ma non semplice. Fermenta in grandi botti di legno e rimane otto mesi sui lieviti fini.
Alto Adige Doc Chardonnay Buchholz 2024 – Peter Zemmer
Arriva dai pendii sopra Salorno, tra 400 e 800 metri. Al naso emerge una componente erbacea, quasi botanica; il sorso trova invece equilibrio e si chiude su una piacevole vena sapida. La fermentazione avviene in grandi botti di legno.
Alto Adige Valle Isarco Doc Pinot Grigio 2025 – Strasserhof
A 700 metri, in Valle Isarco, un Pinot Grigio floreale e fruttato al naso. Al palato mostra struttura senza perdere equilibrio e freschezza, mantenendo ben riconoscibile il carattere del vitigno. Affina interamente in grande botte di rovere.
Alto Adige Valle Isarco Doc Sylvaner Sabiona 2021 – Cantina Valle Isarco
Nasce tra 600 e 650 metri e affronta un lungo percorso tra tonneaux, barrique e bottiglia. Dopo cinque anni dalla vendemmia conserva riconoscibile la tipicità del Sylvaner e offre uno dei primi confronti della degustazione con l’effetto del tempo.
Alto Adige Valle Isarco Doc Kerner Praepositus 2024 – Abbazia di Novacella
Nasce tra 650 e 750 metri e viene vinificato e affinato esclusivamente in acciaio. Sorprende il naso, fine e al tempo stesso deciso, quasi irruente. Al palato è soprattutto la marcata freschezza a scandire il sorso.
Alto Adige Val Venosta Doc Riesling Unterortl 2025 – Azienda Castel Juval Unterortl
Un Riesling giovanissimo, proveniente da vigneti tra 700 e 750 metri. Al naso deve ancora esprimersi pienamente, mentre al sorso l’acidità, la più elevata tra i vini della selezione, imprime una freschezza quasi citrica e lascia immaginare una lunga evoluzione davanti a sé.
Alto Adige Doc Sauvignon Blanc Riserva Mathias 2023 – Pfitscher
Un Sauvignon che conserva l’identità del vitigno evitando eccessi aromatici. Acidità e sapidità sono nette ma ben integrate, restituendo un sorso equilibrato, elegante e di grande piacevolezza. La permanenza per 18 mesi sui lieviti, tra rovere e acciaio, contribuisce alla sua costruzione.
Alto Adige Doc Gewürztraminer Nussbaumer 2015 – Cantina Tramin
Il vino più atteso quando si parla di tempo. Dopo undici anni dalla vendemmia, il naso intenso e maturo suggerisce inizialmente una dolcezza importante, ma è la freschezza ancora presente al sorso a sorprendere. Una prova concreta della capacità del Gewürztraminer di attraversare gli anni mantenendo vitalità.