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Cibo e dintorni

50 Best, scricchiola il mito dell’alta cucina: il caso Italia tra addii eccellenti e crisi del fine dining

30 Ottobre 2026
The World s 50 Best Restaurants, immagine della passata edizione The World s 50 Best Restaurants, immagine della passata edizione

Il ranking più chiacchierato della gastronomia si appresta ad alzare il sipario sulla sua ventiseiesima edizione a Lima

Compiuto da poco lo slittamento semantico, da 50 Best Restaurants a capitolo di un generale The 50, che mette bar e strutture ricettive sul medesimo piano, il ranking più chiacchierato della gastronomia si appresta ad alzare il sipario sulla sua ventiseiesima edizione a Lima. Un quarto di secolo che suona la campana dei bilanci in uno scenario tutt’altro che idilliaco, per il settore e non solo.

Gli sconquassi dalla premiazione del giugno 2025 in quel di Torino hanno colpito duro. Era l’11 febbraio quando a sorpresa Riccardo Camanini, storico capofila del team Italia nonché beniamino dei “voters” internazionali, ha annunciato la chiusura del suo Lido 84. Una perdita incalcolabile per la cucina italiana, ma anche uno choc per chi nella classifica ha sempre intravisto un’alternativa alle rigidità inamidate e alla prudenza indisponente della Michelin, talvolta accusata di inconfessabili personalismi eppure saldamente egemone, si direbbe inaffondabile. No, evidentemente nemmeno una posizione ai vertici bastava per saziare l’ambizione di un cuoco eccellente, cresciuto a pane e Ducasse, eppure inchiodato al macaron solitario.

Lo scorso 8 settembre, poi, ci ha pensato Bruno Verjus, chef del parigino Table, bistellato nonché piazzatissimo ai 50 ex Best, dove nel 2024 era addirittura terzo, a scatenare ulteriore scompiglio con il cupo necrologio che ha accompagnato la notizia dell’ultimo coup de feu, fissato al 22 dicembre: praticamente una pallottola puntata alla tempia. “Il fine dining è morto”, ha sentenziato. “Non mi sento più a mio agio, escludendo le persone dalla mia tavola. Perché l’idea del fine dining è portare la gente a scoprire un cibo straordinario con un servizio straordinario. Ma col passare del tempo ho avuto l’impressione di fare cose appartenenti al passato. Dobbiamo andare avanti in un modo diverso. Voglio nutrire le persone, non pochissime persone però. Voglio farlo come posso, con le mie conoscenze, gli ingredienti fantastici che possiamo procurarci e le abilità incredibili della mia squadra, ma in un modo completamente diverso”, ha promesso sui social. E noi staremo a vedere.

Nomi che cambiano, serrande dorate che si abbassano con un cigolio che gratta i timpani. Un indizio è un indizio, due indizi una probabile coincidenza, ma tre fanno una prova certa, almeno secondo Hercule Poirot. Di mezzo c’è la crisi del lusso, certificata dai grafici piangenti dei bilanci della moda. Ma l’impressione è che la classifica britannica non sia influente come si credeva. Anche perché in fondo, chi lo ha detto che un sondaggio fra non meglio precisati intenditori possa equivalere a una guida, con le sue gerarchie e le sue prassi consolidate?

Quest’anno, poi, noi italiani abbiamo un motivo di curiosità in più, oltre le vibrazioni del ranking. Ci si chiede chi possa prendere il posto di Camanini, a suo tempo perfetto per incarnare istanze alternative alla Rossa, soprattutto l’anno dopo l’edizione italiana, quando la premiazione dovrebbe aver favorito l’afflusso di votanti nel paese. I nomi sono quelli di sempre: Crippa, Alajmo, Uliassi, Romito, Niederkofler, un anno un po’ più su, un anno un po’ più giù, invariabilmente gravati dalla carta carbone Michelin.

E poi si sa, la vera incognita sono gli investimenti, pubblici e privati, visto che gli ispettori votanti, che dovrebbero essere incogniti, vengono invitati e scarrozzati in lungo e in largo. Se la capacità di spesa del patron di Alchemist Lars Seier Christensen, magnate danese della finanza, è ineguagliata, ci sono stati che spingono, mettendoci del loro: dal Messico al Perù, dalla Danimarca alla Tailandia, fino in Spagna. Non certo l’Italia, che le redini stiano a destra o a sinistra.