La pasta costa meno rispetto a qualche anno fa, ma gli italiani ne comprano sempre meno. E mentre il mercato registra una flessione dei consumi, crescono l’attenzione alla qualità e l’interesse per prodotti alternativi, dalla pasta di legumi a quella senza glutine. Alla vigilia della Giornata mondiale della pasta, che si celebra domani – 25 ottobre – il piatto simbolo della tradizione italiana si trova davanti a una contraddizione: resta protagonista della nostra cultura gastronomica, ma deve confrontarsi con nuove abitudini alimentari e con il diffondersi di diete che guardano con sospetto ai carboidrati.
A riportare la questione al centro del dibattito è anche il professor Giorgio Calabrese, medico dietologo specializzato in Scienza dell’alimentazione, docente di Nutrizione umana e consulente del ministero della Salute, che invita a distinguere il valore dell’alimento da quello che gli viene aggiunto nel piatto.
Il falso mito della pasta che fa ingrassare
“La pasta è un cibo virtuoso ma che a volte ha cattive compagnie”, afferma il professore a Cronache di Gusto. La domanda è una di quelle che tornano puntualmente quando si parla di alimentazione: la pasta fa davvero ingrassare? Calabrese chiarisce in fretta: “Questa è una delle cose che hanno inventato coloro che non conoscono la pasta, spesso accusata di provocare picchi glicemici e di far ingrassare”.
“Se è davvero così? La pasta – dice – contiene carboidrati complessi, che rappresentano una fonte importante di energia per l’organismo. Il modo in cui questa energia viene utilizzata dipende anche dalla preparazione, dalla quantità consumata e dagli altri ingredienti del pasto. Non bisogna demonizzare la pasta soltanto perché contiene carboidrati: occorre considerare l’alimentazione nel suo complesso. Quando dico che la pasta è un cibo virtuoso, ma a volte ha cattive compagnie intendo dire che spesso si attribuisce alla pasta la responsabilità di un piatto troppo ricco – insiste Calabrese -. Ricordatevi sempre: non date la colpa alla carbonara o alla pasta, ma ai condimenti che sono troppo grassi. Bisogna guardare a ciò che mettiamo nel piatto, alle quantità e all’equilibrio complessivo della preparazione”.
Il professore richiama poi il ruolo della pasta all’interno della dieta mediterranea e l’importanza dei carboidrati come fonte di energia per l’organismo. “La pasta ha una combinazione legata agli zuccheri e ai carboidrati complessi e contemporaneamente a una buona dose di fibra – spiega -. Una composizione che contribuisce a determinare il modo in cui il pasto viene digerito e utilizzato dall’organismo, pur con differenze legate al tipo di prodotto, alla preparazione e agli altri alimenti consumati”.
Il messaggio, dunque, non è che la pasta possa essere mangiata senza limiti, ma che non ha senso considerarla automaticamente responsabile dell’aumento di peso. “Ricordatevi sempre che la pasta è un cibo virtuoso”, insiste Calabrese, riportando l’attenzione sull’equilibrio complessivo dell’alimentazione.
Il paradosso della pasta: costa meno ma se ne acquista di meno
Ma c’è un paradosso tutto italiano nel rapporto con la pasta: costa meno rispetto a qualche anno fa, è spesso in promozione, eppure se ne acquista sempre meno. Alla vigilia della Giornata mondiale il piatto simbolo della nostra tradizione si trova così a fare i conti con abitudini alimentari che cambiano, nuove mode nutrizionali e consumatori sempre più attenti alla qualità.
Secondo i dati Circana, nei primi sette mesi del 2026 le vendite di pasta nel retail italiano sono diminuite dell’1,3% a volume e del 2,3% a valore rispetto allo stesso periodo del 2025. E questo nonostante il prezzo medio nella grande distribuzione sia sceso del 2% rispetto al 2022, attestandosi a 1,82 euro al chilo. Neppure le promozioni, che interessano una quota significativa dei prodotti venduti, sono riuscite a invertire la tendenza.
Il ritorno allo spaghetto al pomodoro
Mentre le vendite rallentano e gli scaffali si arricchiscono di nuove proposte, resta forte il valore culturale di un alimento che attraversa generazioni e territori. La Giornata mondiale della pasta diventa così un’occasione per riflettere non soltanto sui consumi, ma anche sul rapporto con la tavola e con le abitudini alimentari. Il professor Calabrese spiega: “L’olio extravergine d’oliva, il pomodoro e le verdure sono ottimi punti di partenza per preparare piatti di pasta gustosi. Si possono naturalmente utilizzare anche pesce, formaggi e altri ingredienti della tradizione, prestando attenzione alle quantità. Non è necessario rinunciare al sapore: bisogna imparare a comporre il piatto con equilibrio. Quanta pasta dovrebbe mangiare un adulto? Gli 80 grammi possono essere un riferimento orientativo, ma non esiste una quantità identica per tutti. Il fabbisogno cambia in base all’età, all’attività fisica, allo stato di salute e alle necessità energetiche individuali. La porzione va quindi adattata alla persona”.
“A chi elimina quasi completamente pane e pasta dalla propria alimentazione per dimagrire, direi di non rinunciare automaticamente a questi alimenti soltanto perché contengono carboidrati – continua l’esperto -. La pasta può contribuire a fornire energia e a rendere il pasto soddisfacente. E a chi mi chiede perché non mangiarla non è giusto rispondo che automaticamente si toglierebbe la possibilità di avere qualcosa che appaghi il palato e riempia lo stomaco. Ecco, questo è il senso del mio ragionamento. L’importante è seguire un’alimentazione equilibrata e adatta alle proprie esigenze”.
Pasta di legumi e nuove tendenze
Il mercato, intanto, si muove. A cambiare non è soltanto la quantità acquistata, ma anche il modo di scegliere. Cresce l’interesse per le fasce di prezzo più alte e per alcune tipologie alternative: negli ultimi cinque anni, secondo Circana, gli acquisti di pasta a base di altri cereali sono aumentati del 18%, mentre quelli di pasta di legumi hanno registrato un incremento del 64%. Ancora più evidente la crescita della pasta senza glutine, i cui volumi sono saliti del 29% tra il 2022 e il 2026.
La pasta tradizionale, tuttavia, resta protagonista assoluta: rappresenta ancora il 94% delle quantità acquistate e l’89% della spesa. Il segnale è chiaro: l’innovazione avanza, ma non cancella il legame degli italiani con il piatto più familiare della loro cucina. Perché tradizione resta infatti da un certo punto di vista dominante, anche se il consumatore cerca alternative che rispondano a nuove esigenze.
La pasta di ceci e lenticchie, per esempio, può rappresentare una soluzione interessante per variare l’alimentazione, grazie alle caratteristiche nutrizionali dei legumi. Non è tuttavia automaticamente superiore alla pasta tradizionale: la scelta dipende dalla composizione del prodotto e dalle necessità individuali. C’è chi parla di “moda”. “La pasta di legumi – dice il nutrizionista – può essere un’alternativa interessante per variare l’alimentazione. Occorre però distinguere i prodotti e considerarne la composizione nutrizionale. Non è necessario sostituire sempre la pasta tradizionale: le diverse tipologie possono trovare spazio nell’alimentazione in base alle preferenze e alle necessità individuali”.
Poi sulle differenze tra pasta industriale, artigianale, integrale e trafilata al bronzo, Calabrese puntualizza: “Sono prodotti che possono differire per lavorazione, caratteristiche della farina, consistenza e comportamento in cottura. La pasta integrale, in particolare, può offrire un maggiore apporto di fibra rispetto a quella raffinata. Per scegliere consapevolmente è utile leggere l’etichetta e valutare gli ingredienti, senza dare per scontato che una lavorazione artigianale o una particolare trafilatura garantiscano, da sole, una superiorità nutrizionale”.
E se dovesse raccontare il valore della pasta a chi la considera soltanto una fonte di carboidrati, Calabrese sceglie il suo piatto ideale per spiegare il suo punto di vista: “Sceglierei sempre lo spaghetto al pomodoro, con olio extravergine d’oliva e un po’ di formaggio, come il grana. È un piatto semplice, legato alla nostra tradizione, che dimostra come si possa mangiare con gusto senza complicare inutilmente le cose”. In occasione della Giornata mondiale della pasta, il professore Calabrese infine invita a “non considerare la pasta un nemico da eliminare, ma un alimento da inserire con equilibrio nella propria alimentazione. Bisogna prestare attenzione alle porzioni, ai condimenti e alla qualità degli ingredienti. Senza dimenticare – conclude – che il cibo è anche piacere, cultura e convivialità”.