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Cibo e dintorni

Il viaggio di Pasta Vibes tra i grani antichi della Sardegna: “Ecco il primo food truck di cucina agricola della biodiversità”

03 Giugno 2026
Alessandro Mancosu e Denise Zibelli Alessandro Mancosu e Denise Zibelli

Una cucina viaggiante che parte dal campo per proporre una tradizione fatta materie prime locali. Il food truck Pasta Vibes è il nuovo progetto di due giovani diventati agricoltori, Denise Zibelli e Alessandro Mancosu, rientrati in Sardegna nel 2017 con la decisione, dopo altre esperienze lavorative, di fare gli imprenditori nella propria terra di origine.

Una scelta di biodiversità

A Guspini, zona agricola del Campidano, hanno messo in piedi l’azienda Agrobass Sardinian Farm, ridando vita all’attività di famiglia ferma dagli anni ’60.

La scelta, nei 15 ettari di terreno, si è subito orientata sulla difesa della biodiversità. Tra i prodotti coltivati (solo con irrigazione di soccorso) c’è infatti l’antica varietà di grano Quarantinu, caratterizzato da basse rese, un valido contenuto di proteine e fibre, oltre che da un glutine meno tenace, quindi molto digeribile anche senza dover praticare lunghe lievitazioni all’impasto. La filiera si chiude macinando i grani: nel 2021 prendono in affitto e rimettono in funzione lo storico Molino Gara per produrre le farine e trasformarle in pane e in una linea di pasta secca.

Assecondando l’interesse per la birra agricola che prende piede in Sardegna, anche loro hanno dato vita alla bevanda: è la prima e unica prodotta con malto di grano duro coltivato in paese. Inoltre vantano i loro gin e vodka. Da una vigna di 70 anni vinificano il Bovale e dall’oliveto ricavano olio da Tonda di Cagliari.

Nel 2023 nasce la “Comunità Slow Food per la valorizzazione del Grano Quarantinu” e diventano fattoria didattica e sociale. Successivamente, con l’aiuto di un bando europeo, acquistano un food truck di seconda mano e iniziano a proporre pietanze da filiera corta provenienti dal territorio isolano del Linas.

A Cronache di Gusto, dopo quasi dieci anni di azienda, Alessandro Mancosu fa un bilancio sul suo ritorno nell’isola: “Ero 31enne e volevo rientrare a casa dopo la dozzina di anni trascorsi a Bologna. Ma dovevo provare a crearmi un futuro in Sardegna”. Ammette che le difficoltà non mancano. “È ancora più difficile proporre prodotti di nicchia, ma siamo sempre in movimento e partecipiamo alle fiere per farci conoscere”. Si guarda attorno: “Non siamo in una zona dove il turismo è una solida realtà come per esempio la Gallura. Conosco tante attività che hanno chiuso anche se facevano ottimi prodotti”.

Cucina agricola su ruote

Bisogna sedersi a ragionare, evitare di scoraggiarsi e stare, appunto, in movimento. Il loro è il primo food truck delle biodiversità perché parte dal loro pane, per esempio quello servito con la gustosa capra locale. E naturalmente dalle paste dal loro grano, sia tipiche sarde quali fregula e malloreddus, sia paste tradizionali italiane a trafila.

Parla di cucina agricola. “Tutto proviene dalle nostre coltivazioni – chiarisce – tranne la carne e i salumi, che arrivano da una macelleria che alleva e trasforma. Per i formaggi scegliamo quelli di Guspini e i Presìdi Slow Food isolani”.

Oltre il solito street food

Letteralmente una scelta di campo. “Volevamo portare on the road e al palato di tutti un prodotto che altrimenti rischia di restare solo nelle piccole realtà agricole. Insomma, far scoprire gusti tradizionali con un tocco innovativo, esaltare i prodotti tipici che rischiano di essere relegati nei paesi”, spiega Denise Zibelli, che si è spostata da Milano per seguire Alessandro.

È convinta che lo street food non sia solo panino con salsiccia: “Le persone vedono il panino come il cibo più veloce ma cerchiamo anche la nostra tipicità, perché si può fare qualcosa di diverso partendo dai nostri prodotti. Vogliamo, quindi, portare in giro una piccola cucina agricola”.

Cosa serve per farla funzionare? “Come in tutte le cose tanto lavoro, voglia di fare ricerca, vedere quello che va e cercare di portarlo al cliente. Ed è fondamentale il confronto con il pubblico e con chi ha fatto un lavoro su ruote prima di te”.

Si sbarca nella Penisola

Hanno appena iniziato il secondo anno su strada e fanno voto di umiltà: “Il cammino è lungo. Il primo anno è stato intenso di errori perché non sappiamo ancora realmente guidare un food truck ma stiamo facendo tanta pratica. Però sarebbe più difficile senza le materie della nostra azienda”.

Le sfide sono là davanti, pronte a essere accolte e vinte. Dal 5 giugno, a Cattolica, li attende la prima delle nove tappe di una grande impresa. “Saremo in giro per 45 giorni per il servizio di food and beverage del Giro d’Italia a vela – spiegano -. Ci sarà la nostra pasta di grano antico e useremo materie del posto, tra cui realtà Slow Food. Sarà una bella avventura”.