C’è solo una città italiana nella nuova classifica delle 20 destinazioni dove si mangia meglio al mondo secondo Time Out, e guadagna anche cinque posizioni rispetto all’anno precedente, ed è Napoli. Un risultato che, per una realtà storica della ristorazione campana come “Mimì alla Ferrovia”, citata nel prestigioso magazine, rappresenta molto più di un riconoscimento internazionale.
A raccontarlo a Cronache di Gusto è il proprietario Michele Giugliano, che guida il locale insieme alla famiglia e alla terza generazione. “Proviamo grande soddisfazione, grande orgoglio – dice subito -. Sono stati anni di sacrifici: oggi abbiamo la terza generazione che sta portando avanti tutto un progetto nato da mio padre, seguito da me e poi proseguito da mio nipote Salvatore con mia figlia Rita. La citazione su Time Out? Ci hanno fatto tanti complimenti per tutto questo. Per noi e per la città di Napoli è veramente un orgoglio. Noi ci crediamo molto in questa città, abbiamo investito e continuiamo a investire sempre, abbiamo rilevato dei marchi storici di altri ristoranti che erano chiusi, li abbiamo messi a nuovo, li abbiamo fatti rifiorire perché era un peccato vederli chiusi. Oggi perdere la storia di qualcosa è un fatto molto importante.”
Una filosofia che va oltre il singolo ristorante e si traduce in una visione più ampia: preservare e far rivivere la memoria gastronomica della città. “Il segreto? In primis il rispettare molto i nostri amici avventori. Li chiamo così e non clienti. Sono loro che ti fanno arrivare alla fine a ottenere dei risultati, perché senza di loro non sei nessuno. La seconda cosa è che abbiamo sempre guardato indietro: sembra strano, ma noi abbiamo sempre osservato la storia e ci siamo migliorati. Abbiamo visto i sacrifici che sono stati fatti, abbiamo sempre rispettato la storia”.
Il tema della classifica si allarga inevitabilmente alla città. Napoli è oggi una delle mete gastronomiche più attrattive al mondo, complice un mix di fattori che vanno oltre la cucina. “La forza di Napoli è che sta tirando tantissimo, sono due o tre anni – appena dopo il Covid – che il turismo porta moltissime persone. Diciamo che questo è dovuto a una serie di cose: il clima innanzitutto, poi c’è il fatto che Napoli è una città abbastanza tranquilla, a parte qualche scippetto e qualche furtarello. Tutte cose di poco conto, perché in realtà Napoli è una città tranquilla. La terza cosa da non trascurare è che la Campania è una delle poche regioni dove ci sono la montagna, il mare, il centro storico, i musei. Insomma, c’è tutto. E infine va sottolineato che qua i prezzi sono contenuti perché oggi a Napoli ti puoi permettere di fare un pranzo completo anche con 20-25 euro e andare a dormire in una camera con 70-80 euro per dormire, quindi anche questo è importante”.
Una fotografia che restituisce l’idea di una città completa, accessibile e sempre più centrale nelle rotte del turismo enogastronomico internazionale. Nel cuore dell’identità di Mimì resta una cucina profondamente legata alla memoria familiare e ai piatti simbolo della tradizione. “Il piatto simbolo della tradizione che non abbandoneremo mai? Assolutamente il peperone mbuttunato. Dico grazie allo chef Pellegrino che purtroppo non c’è più: fu lui a inventarsi questo piatto 25-30 anni fa. E dico grazie anche a mio cugino Michele, che sta sempre insieme a me. Abbiamo diviso la vita insieme, abbiamo diviso tutto tranne le mogli. Stiamo professionalmente insieme da 70 anni. E’ lui che si è inventato la pasta lagana e ceci, e gli spaghetti allo scoglio”.
“Oggi mio cugino ha 93 anni. Ancora adesso gira per i tavoli e quando non c’è chiedono sempre di lui. Lui è mio omonimo, abbiamo lo stesso nome e lo stesso cognome. Una volta ci dissero: ‘Siete disse due cugini e una cucina’”. Chiusura con una finestra – quella della cucina, ovviamente – spalancata sul futuro. Accanto ai grandi classici, infatti, “Mimì alla Ferrovia” guarda anche a nuove proposte, sempre però radicate nella tradizione. “Adesso c’è il mezzaniello lardiato che sta lanciando molto lo chef Salvatore Giugliano, ci crediamo molto in questo piatto”.