Giornale online di enogastronomia • Direttore Fabrizio Carrera
L'azienda

Ampeleia e il Cabernet Franc tra Toscana e Loira

19 Giugno 2026
Vigna dell’Asina Vigna dell’Asina

Ampeleia nasce nei primi anni Duemila a Roccatederighi, nell’Alta Maremma delle Colline Metallifere, da un progetto condiviso da Giovanni Podini, Elisabetta Foradori e Thomas Widmann. In un territorio segnato da una geologia estremamente frammentata, tra argille, galestro, sabbie e palombino che si alternano in modo discontinuo, prende forma un paesaggio viticolo complesso e non immediatamente leggibile.

Oggi guidata da Marco Tait, enologo trentino che ha scelto di abitare questi luoghi, l’azienda si estende su circa 120 ettari, di cui 35 vitati. Il resto è bosco, uliveti e aree non coltivate che compongono un sistema agricolo articolato, in cui il bosco assume un ruolo attivo: mitiga il clima, protegge i suoli e contribuisce in modo determinante alla biodiversità complessiva.

Ampeleia pratica la biodinamica dal 2009, in un sistema in cui le diverse componenti del paesaggio non sono elementi accessori ma parti interdipendenti di un unico equilibrio.

Il Cabernet Franc rappresenta il vitigno chiave del progetto Ampeleia, ed è su questa varietà che Tait ha costruito nel tempo la propria lettura del territorio. Negli anni, osservando le piante nella vigna La Rocca, ha iniziato a cogliere differenze sottili ma ricorrenti, come il portamento dei germogli, il gusto degli acini, la vegetazione spontanea tra i filari. Segnali che raccontavano identità diverse all’interno dello stesso vigneto e che hanno portato alla scelta di vinificare separatamente alcune parcelle.

Da questa osservazione sono nati 16 File e 30 File, due Cabernet Franc in purezza prodotti in quantità limitate che ampliano il racconto del territorio attraverso sfumature differenti. “Due vini distinti ma complementari, che riflettono con precisione le caratteristiche dei suoli da cui provengono”, spiega Tait.

Le selezioni File rappresentano infatti il tentativo di raccontare non il vitigno, ma il luogo, portando in bottiglia le differenze di microparcelle, trasformando il Cabernet Franc in uno strumento di lettura del paesaggio.

Da questa impostazione nasce la volontà di approfondire le differenze espressive attraverso una degustazione – guidata da Filippo Bartolotta – che ha messo a confronto dodici interpretazioni tra Toscana e Loira, costruita come lettura parallela di uno stesso vitigno in matrici pedoclimatiche profondamente diverse.

Il confronto non è solo stilistico, ma soprattutto geologico. In Loira prevalgono suoli calcarei e argillo-calcarei, spesso poveri e drenanti, che spingono il vitigno verso una lettura verticale, tesa, centrata su acidità e definizione aromatica. In Toscana, e in particolare in Maremma, la maggiore variabilità dei suoli introduce un’ampiezza diversa, matrici eterogenee con componenti sabbiose e argillose favoriscono una modulazione più ampia del frutto e della struttura.

È proprio in questa chiave che il Cabernet Franc si conferma varietà centrale del progetto. “Un grande traduttore del territorio”, lo definisce Marco Tait. Ma durante la degustazione emerge con forza anche un’altra parola chiave: gentilezza.

Gentilezza non significa sottrazione o leggerezza fine a sé stessa, ma precisione, tensione e capacità di accompagnare il sorso senza forzarlo. Una cifra che diventa lente di lettura dell’intero confronto.

La degustazione, articolata in tre batterie, ha messo in relazione alcune delle interpretazioni più significative del vitigno. Nella prima, il Cabernet Franc 2022 di Duemani e il Cabernet Franc 2021 de I Mandorli aprono il confronto su toni di freschezza e immediatezza. Con il 16 File 2020 di Ampeleia e La Marginale 2021 di Domaine des Roches Neuves il registro si sposta verso maggiore profondità e tensione minerale.

Nella seconda batteria il Campo di Tenaglia 2020 di Tenuta di Trinoro e il 30 File 2020 di Ampeleia evidenziano il legame tra vitigno e territorio, mentre tra gli assaggi più precisi emerge Les Chapaudaises 2018 di Guiberteau, per definizione e sviluppo gustativo.

La batteria finale riunisce alcune delle interpretazioni più compiute, quali il Paleo 2020 de Le Macchiole, Ampeleia 2020 e Le Clos 2020 di Clos Rougeard, che chiudono il percorso su livelli di grande profondità e coerenza espressiva.

Nel complesso, il quadro che emerge non è quello di una classifica, ma di una mappa. Il Cabernet Franc si conferma un vitigno capace di adattarsi a suoli e climi molto diversi, mantenendo una riconoscibilità che passa più dall’energia e dalla tensione che da uno stile codificato.

La distanza tra Loira e Maremma si misura soprattutto nell’accento. Cambiano i suoli, cambiano le forme espressive, ma resta intatta la capacità del vitigno di restituire il luogo da cui nasce, con registri diversi ma coerenti.

È in questa oscillazione tra identità e variazione che si riconosce oggi uno dei tratti più interessanti del Cabernet Franc contemporaneo, e nella gentilezza — intesa come equilibrio tra precisione e movimento — una delle sue chiavi più attuali.