Fu la fillossera, arrivata in Sicilia nell’Ottocento, a cambiare il destino agricolo della Piana di Bagheria: al posto delle viti, decimate dal parassita, arrivarono i limoneti, destinati a diventare il simbolo di questo territorio. Adesso il limone della Piana di Bagheria entra tra i Presìdi Slow Food, portando con sé una storia di trasformazione agricola, saperi contadini e biodiversità.
Sullo stemma comunale di Bagheria campeggia una pianta di vite, ma dalla fine dell’Ottocento la coltura più rappresentativa della pianura a est di Palermo è diventata quella del limone. All’origine di questo cambiamento c’è un piccolo insetto, Viteus vitifoliae, meglio noto come fillossera, che nel corso del XIX secolo si diffuse in Sicilia e in gran parte d’Italia, provocando gravi danni alla viticoltura. Nella Piana di Bagheria, la crisi dei vigneti aprì così la strada all’agrumicoltura.
Da allora, i limoni hanno trovato spazio nei piccoli appezzamenti pianeggianti e nei terrazzamenti collinari, fino a circa duecento metri sul livello del mare. Una coltivazione che ha segnato profondamente l’economia e l’identità del territorio e che oggi viene valorizzata con l’istituzione di un nuovo Presidio Slow Food.
L’oro verde della Sicilia
Subentrato alla vite, il limone della Piana di Bagheria appartiene alla cultivar Femminello, che qui ha trovato condizioni particolarmente favorevoli: terreni drenanti, falde superficiali e un clima mite, influenzato dalla vicinanza del mare.
“Per almeno mezzo secolo, dagli anni Venti fino agli anni Settanta, l’economia e la cultura di Bagheria sono state improntate alla coltivazione dei limoni”, racconta Michele Balistreri, referente Slow Food del Presidio del limone della Piana di Bagheria.
Già sul finire dell’Ottocento, i limoni avevano iniziato a popolare i giardini delle ville che i nobili palermitani facevano costruire fuori città. La vera svolta arrivò però nel 1926, con la nascita del consorzio idro-agricolo e la realizzazione delle infrastrutture irrigue necessarie allo sviluppo dell’agrumicoltura.
Proprio la gestione dell’acqua è alla base di una tecnica tradizionale che consente di ottenere frutti anche in piena estate. “Tra metà giugno e metà luglio alle piante viene somministrata poca acqua, inducendo uno stress idrico – spiega Antonio Fricano, referente dei produttori che aderiscono al Presidio -. Quando stanno per iniziare ad appassire, si irriga abbondantemente: in questo modo la pianta riparte e fiorisce. Nel giro di un anno il frutto è pronto per essere raccolto”.
È il cosiddetto verdello, che deve il nome al colore verde della buccia. “Oggi, grazie agli scambi commerciali globali, anche in Italia è più facile trovare limoni freschi in estate provenienti dal Sud del mondo – osserva Fricano -. Appena mezzo secolo fa non era così e il verdello era apprezzato e richiesto: era l’oro verde di questa zona della Sicilia”.
Un limone che fiorisce tre (o più) volte all’anno
Se il verdello è il protagonista della raccolta estiva, la fioritura principale del Femminello è quella invernale, da cui si ottengono i primofiore, limoni dalla buccia gialla e dalla forma affusolata.
“Ci sono anche fioriture intermedie – prosegue Fricano -. Il bianchetto si raccoglie in primavera e ha una buccia né gialla né verde, ma appunto biancastra. C’è poi una fioritura settembrina, il cui nome dialettale si può tradurre con “limone con la coda”, perché il frutto presenta una piccola protuberanza dalla parte opposta al peduncolo”.
Le dimensioni dei frutti sono generalmente simili, mentre a cambiare sono soprattutto la forma, il profumo e la quantità di succo. Il primofiore è più allungato e particolarmente ricco di succo; gli altri limoni tendono invece ad avere una forma più tondeggiante. «Cambia anche il profumo e la quantità di succo: il primofiore ne è il più ricco, mentre i limoni estivi vantano una maggiore concentrazione di oli essenziali nella buccia», precisa Fricano.
In cucina, il limone della Piana di Bagheria trova impiego in granite, marmellate, sorbetti, liquori e bevande tradizionali, oltre che in pasticceria e nella cucina di tutti i giorni. Il succo esalta i sapori di pesce, carne e fritti, mentre la scorza, utilizzabile anche per le preparazioni a crudo nel rispetto del disciplinare del Presidio, aromatizza piatti dolci e salati.
“A dirla tutta, c’è addirittura un limone che si consuma crudo in insalata – racconta Fricano, tra il serio e lo scherzoso -. È il verdello quando viene dimenticato sulla pianta. Può succedere perché, con quel colore, i frutti si confondono con le foglie e talvolta qualche esemplare rimane fino all’inverno successivo, quando vira al giallo. Restando sulla pianta per più di un anno, perde acidità e acquista zuccheri: il sapore diventa più gradevole. Ma non esiste una produzione specifica!”.
Un paesaggio da presidiare
Sono undici i produttori che aderiscono al Presidio Slow Food, molti dei quali giovani. Il raccolto viene conferito al Consorzio A.P.O. Sicilia di Bagheria, che si occupa della commercializzazione del prodotto.
Dopo una fase di abbandono alla fine del Novecento, dovuta anche alla concorrenza dei limoni provenienti da altre aree d’Europa e del mondo, da circa vent’anni la coltivazione sulla Piana di Bagheria sta vivendo una nuova stagione di interesse. Il limone non è quindi considerato a rischio di estinzione immediata: la sua tutela risponde soprattutto alla necessità di preservare il paesaggio agricolo e recuperare le aree marginali.
“Quando il limone cominciò ad avere un grosso valore aggiunto, intorno alla metà del secolo scorso, tanti territori marginali furono trasformati in agrumeti, in particolare sulle colline prospicienti la costa – spiega Balistreri -. Oggi quelle aree portano i segni dell’abbandono iniziato negli anni Settanta e durato trent’anni: valorizzare questo agrume significa anche promuovere il recupero del territorio e preservare il paesaggio”.
Il Presidio Slow Food del limone della Piana di Bagheria è stato presentato ufficialmente a Terra Madre Salone del Gusto 2026, a Torino. Sarà protagonista anche di Bio in Sicily 2026, in programma a Bagheria fino al 18 ottobre. Tra gli appuntamenti figurano A Cena con Slow Food – Cena Bio d’Autore, giovedì sera, e il talk Il cibo patrimonio culturale, tra biodiversità e futuro dell’alimentazione, venerdì pomeriggio, con la partecipazione del vicepresidente di Slow Food Italia, Francesco Sottile.
Nel corso della manifestazione sarà inoltre sottoscritta una dichiarazione d’intenti tra il Consorzio dei produttori del limone della Piana di Bagheria, la Condotta Slow Food Bagheria e alcune aziende dell’agroalimentare siciliano. L’obiettivo è favorire l’impiego di limoni e derivati provenienti dalla filiera del Presidio, rafforzando il legame tra produttori, trasformatori e territorio.