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Vino e dintorni

Il Barolo e le sue sfumature: il viaggio di Damilano tra Cannubi, Cerequio e Castellero

30 Ottobre 2026
Da sinistra Chiara Damilano, Paolo Damilano e Guido Damilano - foto Maria Laura Antonelli Da sinistra Chiara Damilano, Paolo Damilano e Guido Damilano - foto Maria Laura Antonelli

Si è svolta a Roma, negli spazi di Follie – il ristorante fine dining di Villa Agrippina Gran Meliá – una degustazione dedicata ai vini della cantina Damilano. Protagonista dell’evento una verticale della Riserva Cannubi “1752” – 2010, 2013, 2016 e 2019 – e il confronto tra Castellero, Cerequio e Cannubi attraverso il millesimo 2022. Quattro annate, quelle della Riserva Cannubi “1752”, per leggere il tempo e tre menzioni geografiche per esplorare il territorio.

È attorno a queste due dimensioni che Damilano, storica cantina delle Langhe, ha costruito la degustazione, un percorso per osservare il Barolo da due prospettive complementari: da una parte l’evoluzione del Nebbiolo nel tempo e dall’altra le diverse espressioni che la stessa denominazione può assumere in funzione di suoli, esposizioni e microclimi.

La degustazione verticale ha avuto come protagonista la Riserva Cannubi “1752”, nata con la vendemmia 2008 dalla volontà della famiglia Damilano di valorizzare Tumela, il nucleo storico della menzione geografica Cannubi. Situata nella parte più alta e centrale della collina, con esposizione a sud e sud-est, Tumela offre condizioni particolarmente favorevoli alla maturazione del Nebbiolo.

Le viti, con oltre cinquant’anni di età, crescono in suoli caratterizzati dalla compresenza di marne di Sant’Agata e arenarie di Diano, capaci di conferire al vino profondità e complessità. Il nome “1752” richiama l’anno inciso sulla più antica bottiglia conosciuta delle Langhe, custodita a Bra e già recante il nome Cannubi: un riferimento alla storia di una delle menzioni più celebri del territorio.

Un viaggio nel tempo per scoprire come stagioni differenti e i 7 anni di affinamento possano restituire interpretazioni profondamente diverse dello stesso vigneto. L’annata 2010 si è rivelata tra le più austere e di forte impronta classica perché caratterizzata da maturazione lenta, struttura e capacità di evolvere a lungo. La stagione è partita piovosa con forti escursioni termiche a settembre, decisive per preservare freschezza e complessità. Nel bicchiere restituisce un Barolo di grande tensione e profondità.

La più elegante della selezione è stata la 2013. La vendemmia tardiva ha dato tempo al Nebbiolo per sviluppare un’importante componente aromatica e fenolica. Il risultato è un Barolo verticale, preciso e fine. La più completa è stata la 2016 grazie a un equilibrio particolarmente riuscito tra frutto, struttura, tannino e freschezza. Nessuna componente ha dominato ed è questa armonia che ha reso il vino completo e adatto a una lunga evoluzione. La 2019 è tornata a un profilo classico; il Nebbiolo è giunto a maturazione con buon equilibrio tra zuccheri, acidità e componente fenolica, mantenendo un carattere preciso e dinamico. Il vino è fresco, vibrante e più verticale.

Quattro annate che diventano così quattro capitoli dello stesso racconto che parte dalla profondità austera della 2010 passa dalla finezza della 2013 proseguono con la completezza della 2016 e chiude con la tensione e profondità della 2019. Vini che mostrano come il tempo è un ingrediente che non solo trasforma semplicemente il Barolo, ma ne fa emergere, annata dopo annata, sfumature differenti. Anche il processo produttivo è pensato in funzione di questa evoluzione. La Riserva “1752” prevede una lunga fermentazione con macerazione a cappello sommerso, seguita da 60 mesi di affinamento in botti grandi di rovere e ulteriori 24 mesi in bottiglia.

Sette anni complessivi, due in più rispetto a quanto previsto dal disciplinare per il Barolo Riserva, che la famiglia Damilano considera il tempo necessario affinché questa storica parcella possa esprimere pienamente la propria complessità. Il percorso è proseguito con la degustazione di tre Barolo 2022 provenienti da altrettante menzioni geografiche di riferimento per Damilano: Castellero, Cerequio e Cannubi.

Tre vigneti, tre identità e una stessa annata per confrontare ed evidenziare quanto esposizione, suolo e microclima possano incidere sul profilo del Nebbiolo, generando interpretazioni differenti all’interno dello stesso territorio delle Langhe. L’annata 2022, calda e asciutta, ha portato a una maturazione caratterizzata da acini più piccoli e da una maggiore proporzione di buccia rispetto alla polpa, favorendo concentrazione, intensità aromatica e struttura tannica.

Nonostante le condizioni climatiche, i vini mantengono precisione e una buona componente di freschezza, restituendo un volto più solare e immediato del Barolo. La degustazione è stata accompagnata dai piatti di Follie e dello chef Alfonso D’Auria con abbinamenti pensati per evidenziare le diverse personalità dei tre vini. Il Barolo Docg Castellero 2022 è stato proposto in abbinamento alla Terrina guancia di manzo, panbrioche, spuma di ricotta di bufala e cacao. Il vino, dal colore rosso granato intenso e brillante, si distingue per un profilo raffinato, con sentori di viola appassita, arancia rossa e frutta rossa, accompagnati da una delicata componente dolce. Al palato è strutturato e vigoroso, con tannini presenti, una piacevole nota sapida e un finale lungo e persistente.

Più aristocratico e raffinato, il Barolo Docg Cerequio 2022 che ha accompagnato il Risotto porcini, guanciale e stracciatella. Vino dalla forte complessità aromatica, con accenti di ciliegia e violetta, note balsamiche e delicate sfumature di vaniglia e liquirizia. Al palato è intenso, elegante e persistente, con una progressione che dalla frutta rossa conduce verso toni di tabacco e cuoio.

A chiudere il confronto il Barolo Docg Cannubi 2022, vino iconico della cantina e interpretazione di una delle menzioni più celebri delle Langhe. Nato con la vendemmia 1997, esprime la particolare vocazione dei suoli di marne argillose e sabbia, che arrivano a rappresentare fino al 45% della composizione. Nel bicchiere presenta un rosso rubino granato e profumi intensi di ciliegia e prugna, accompagnati da delicate note di tabacco, liquirizia e cacao che evolvono nel tempo. Al palato mostra tannini morbidi, corpo e pienezza, in un equilibrio tra potenza e grazia. È stato servito con l’Anatra, topinambur, castagne, salsa agrumi
e grue di cacao.

Il confronto tra i tre vini restituisce così una geografia del Barolo Damilano fatta di sfumature: dalla struttura e dalla vigorosa trama tannica del Castellero, alla complessità e all’eleganza del Cerequio, fino alla pienezza e all’equilibrio tra potenza e finezza del Cannubi.

Ma non è stato un incontro di solo Barolo, infatti, ad anticipare il pranzo, un aperitivo a base di Extra Brut Metodo Classico Millesimato, Colli Tortonesi DOC Timorasso Derthona e del nuovo Vermouth Damilano, espressione, quest’ultimo, di un progetto con cui la cantina amplia il racconto del territorio nel rispetto del proprio heritage e dei valori che da sempre la contraddistinguono. Il Vermouth nasce dall’incontro con Marolo, storica distilleria piemontese con quasi cinquant’anni di esperienza nella produzione di grappe e nella valorizzazione del patrimonio varietale di Langhe, Roero e Monferrato.

Un progetto che unisce la cultura enologica di Damilano alla tradizione liquoristica regionale, portando la cantina anche nel mondo della cocktail culture. Il risultato è un Vermouth equilibrato e contemporaneo, nel quale la ricchezza aromatica e la piacevole componente amaricante si fondono con la naturale freschezza dell’Arneis, esprimendo pienamente il carattere del Piemonte. Il sorso è avvolgente e fresco, con un finale lungo e persistente. Una nuova espressione che amplia le occasioni di consumo e porta la vocazione di Damilano oltre la degustazione tradizionale, intercettando il mondo della mixology e nuove modalità di vivere il vino e il Piemonte.