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Vino e dintorni

Etna Doc, che successo a New York: “E ora ci aspetta Parigi, a braccetto col Barolo”

27 Ottobre 2026
Francesco Cambria, presidente Consorzio di Tutela Vini Etna Doc Francesco Cambria, presidente Consorzio di Tutela Vini Etna Doc

Francesco Cambria, presidente del Consorzio di Tutela Vini Etna Doc: "Abbiamo ricevuto riscontri entusiasti. Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato. E dopo Parigi si vola a Londra. E in futuro puntiamo la Germania"

Neanche il tempo di disfare le valigie che i vini dell’Etna sono già pronti a ripartire per una nuova missione promozionale. Dopo New York, il Consorzio di Tutela Vini Etna Doc si prepara a volare a Parigi, dove lunedì prossimo – 2 novembre – tornerà protagonista insieme al Barolo in un appuntamento dedicato a due delle denominazioni più rappresentative del vino italiano. Un percorso che punta a rafforzare la presenza sui mercati internazionali e a far conoscere sempre più da vicino le diverse espressioni del territorio vulcanico.

La tappa americana dello scorso 29 settembre (a Manhattan per la precisione) ha lasciato un bilancio positivo. A New York erano presenti 50 aziende della denominazione, con 202 vini in degustazione. “Un bilancio super positivo, perché le aziende hanno partecipato con grande entusiasmo – racconta a Cronache di Gusto Francesco Cambria, presidente del Consorzio di Tutela Vini Etna Doc -. L’organizzazione è stata ottima e i partecipanti sono rimasti entusiasti sia del luogo in cui si è svolto l’evento sia della platea degli intervenuti, composta da operatori del settore, sommelier e ristoratori”.

“Una prima esperienza – aggiunge Cambria – che ha confermato l’interesse del mercato americano per i vini del vulcano. Abbiamo ricevuto riscontri entusiasti. Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato per l’Etna e questa iniziativa ha confermato l’interesse che gli operatori americani rivolgono ai nostri prodotti. Non è ancora possibile, tuttavia, quantificare in maniera precisa le ricadute commerciali della manifestazione”. Il presidente fa sapere infatti che i risultati possono essere diversi da azienda ad azienda e non è possibile attribuire all’evento un numero certo di nuovi contatti o accordi conclusi. La certezza è che per le cantine già presenti sul mercato statunitense, l’occasione ha rappresentato anche un’opportunità per far conoscere i propri vini a nuovi interlocutori della ristorazione e dell’ospitalità.

Quanto all’andamento dell’export, Cambria sottolinea: “Abbiamo registrato qualche indicazione di crescita, in un contesto internazionale in cui il mercato del vino registra una generale contrazione”. Va però specificato che il Consorzio non dispone di un osservatorio di mercato sufficientemente dettagliato per fornire dati aggiornati sul numero di bottiglie esportate negli Stati Uniti o sul relativo valore economico. Il presidente spiega poi come a sostenere l’interesse americano contribuisca notevolmente anche il turismo: “C’è una grande presenza di visitatori statunitensi sul nostro territorio – dice -. Scoprono le aziende, le visitano e, una volta rientrati, diventano ambasciatori dei nostri vini. Spesso continuano ad acquistarli anche nel loro Paese”. Un legame tra esperienza diretta del territorio e consumo che può rafforzare la riconoscibilità della denominazione anche oltre i confini italiani.

Archiviata la trasferta americana, l’attenzione si sposta ora sulla Francia. Il 2 novembre l’Etna Doc sarà a Parigi per un nuovo appuntamento insieme al Barolo. “Una collaborazione nata lo scorso anno su invito dei rappresentanti della denominazione piemontese e delle realtà legate alla promozione dei vini delle Langhe – racconta Cambria -. Il bilancio positivo della prima esperienza ha convinto entrambe le parti a riproporre l’iniziativa. Il legame tra i due territori non va letto soltanto attraverso le differenze stilistiche dei vini, ma soprattutto attraverso le caratteristiche che accomunano le due denominazioni. Se guardiamo al profilo sensoriale, il Barolo e l’Etna Doc sono vini diversi. Ma, se consideriamo i territori, troviamo molte similitudini: sono vini che esprimono pienamente la zona di provenienza, caratterizzati da una forte tipicità e appartenenti a denominazioni di nicchia”.

Un altro elemento comune è il legame con le singole aree di produzione. “Sull’Etna abbiamo le contrade, mentre nelle Langhe si parla di Uga, le Unità geografiche aggiuntive. Sono vini che ruotano entrambi intorno alla profondità, all’eleganza e alla potenza, pur mantenendo caratteristiche proprie”, puntualizza il presidente del Consorzio di Tutela Vini Etna Doc.

L’incontro parigino, dunque, non viene considerato una semplice vetrina per il vino siciliano, ma un’occasione di promozione reciproca. “Non saprei dire quale delle due denominazioni possa essere maggiormente avvantaggiata – aggiunge Cambria -. Il Barolo ha fatto la storia del vino italiano, mentre l’Etna rappresenta oggi una denominazione che suscita molta curiosità. Credo che entrambe possano trarre beneficio dal camminare insieme”.

A Parigi la partecipazione dell’Etna Doc sarà più contenuta rispetto a quella americana: saranno circa 25 le aziende etnee coinvolte, anche in considerazione degli spazi disponibili e della formula condivisa con il Barolo. Il calendario internazionale proseguirà poi il 18 gennaio a Londra, negli spazi della Tate Modern, dove sarà questa volta il Consorzio dell’Etna a guidare l’organizzazione dell’appuntamento congiunto. L’obiettivo, spiega Cambria, “è dare continuità al lavoro sui mercati esteri, anche attraverso iniziative come gli Etna Days e nuove tappe in altri Paesi. E tra le ipotesi allo studio c’è infatti anche un appuntamento in Germania. Vogliamo portare in giro la nostra denominazione e le nostre aziende, per rendere l’Etna sempre più conosciuto nel mondo, non soltanto attraverso il racconto del territorio, ma soprattutto attraverso i vini”.