Si è aperta a Gorizia la seconda edizione di Collio Evolution, l’appuntamento istituzionale del Consorzio Tutela Vini Collio dedicato quest’anno al Pinot Grigio, interpretato come espressione del territorio oltre che del vitigno. Al centro della manifestazione, accanto agli assaggi e agli approfondimenti sulla varietà, c’è anche il rapporto tra la denominazione friulana e il mercato. La ricerca Collio Experience – La parola all’HoReCa, realizzata da Nomisma Wine Monitor per il Consorzio, offre in questo senso una fotografia della percezione del Collio da parte di ristoranti ed enoteche italiane.
Come si legge in una nota, ad aprire il programma è stata “la masterclass L’evoluzione del Pinot Grigio nel Collio, condotta da Daniele Cernilli, fondatore di DoctorWine. Il percorso ha ripercorso le origini e la diffusione del vitigno, insieme all’evoluzione della viticoltura del Collio dagli anni Sessanta a oggi, attraverso dieci vini: cinque ramati, espressione della vinificazione con macerazione sulle bucce, e cinque Pinot Grigio vinificati in bianco. Un confronto tra interpretazioni storiche e contemporanee, utile a mettere in luce le diverse possibilità espressive della varietà”.
Una denominazione conosciuta, ma non ancora presente ovunque
Il dato più significativo che emerge dal report Nomisma riguarda la notorietà del Collio nel canale professionale. L’indagine, condotta attraverso un questionario online su un campione di 100 operatori tra ristoranti ed enoteche di tutta Italia, rileva che “il 96% degli intervistati dichiara di conoscere la denominazione e che l’81% propone i suoi vini in carta o in assortimento. La diffusione risulta trasversale alle diverse aree geografiche del Paese, a conferma di un posizionamento già consolidato nel panorama dei bianchi fermi italiani”.
La notorietà, tuttavia, non coincide con una presenza generalizzata. Come si legge nel report, “il 19% degli operatori non inserisce i vini del Collio nella propria offerta. Tra le ragioni indicate figurano soprattutto la preferenza per altri territori e, in seconda battuta, una conoscenza del prodotto non ancora sufficientemente approfondita. È uno degli elementi che delineano le prospettive della denominazione: rafforzare un’identità già riconoscibile e trasformarla in una presenza più ampia nelle carte dei vini”.
Il legame con il territorio rappresenta uno dei principali fattori di posizionamento. L’83% degli operatori intervistati ritiene che i vini bianchi di collina abbiano mediamente una qualità superiore rispetto a quelli di pianura. In questo contesto, il Collio è il territorio collinare maggiormente associato alla produzione di bianchi di qualità, indicato dal 41% del campione, davanti alle Colline e montagne dell’Alto Adige, al 21%, e ai Colli Orientali del Friuli, al 18%.
Il report individua inoltre tre elementi distintivi della denominazione: l’origine collinare, citata dal 50% degli intervistati, la riconoscibilità della Doc, indicata dal 49%, e la versatilità negli abbinamenti gastronomici, segnalata dal 45%. Sul piano organolettico sono soprattutto mineralità ed eleganza a caratterizzare la percezione dei vini, seguite dalla complessità aromatica e dalla freschezza.
La tenuta in un mercato difficile
La ricerca affronta anche le difficoltà che interessano il mercato del vino. Negli ultimi due-tre anni, tra gli operatori HoReCa, il saldo tra chi segnala un aumento delle vendite complessive di vino e chi ne registra una diminuzione è negativo per quasi 20 punti percentuali, al netto di chi non rileva variazioni. A pesare sono la riduzione dei consumi di bevande alcoliche, la minore domanda da parte della clientela e una maggiore attenzione alla spesa.
In questo scenario, i vini del Collio mostrano una dinamica relativamente più resiliente, pur senza sottrarsi alle criticità generali del settore. Il segmento che presenta l’andamento più favorevole è quello del consumo al calice, sostenuto da modalità di fruizione più flessibili e informali. Anche le prospettive di approvvigionamento sono positive: secondo il report, per i prossimi cinque anni il saldo tra gli operatori che prevedono un aumento e quelli che prospettano una diminuzione supera i 10 punti percentuali.
Si tratta di aspettative, non di una crescita già acquisita, ma il dato suggerisce un potenziale di consolidamento della denominazione nella ristorazione e nelle enoteche. La sfida consiste anche nel valorizzare la versatilità dei vini del Collio, che gli operatori non associano soltanto alle occasioni speciali: il 48% li considera adatti a un regalo o a un momento importante, mentre il 38% li ritiene adatti a tutte le occasioni e il 32% anche al consumo quotidiano durante i pasti.
Esperienze e territorio per rafforzare il posizionamento
Dalla ricerca emerge quindi un’identità costruita sulla qualità percepita dei bianchi di collina, sulla riconoscibilità della denominazione e sulla capacità di accompagnare la cucina. Per consolidare questo posizionamento, gli operatori indicano soprattutto strumenti di conoscenza diretta: il 41% considera utili le visite alle aziende e al territorio, il 39% gli eventi e le degustazioni riservati agli addetti ai lavori e il 38% le iniziative organizzate nei locali con produttori e distributori.
È su questo rapporto tra vino, territorio ed esperienza che si inserisce Collio Evolution. Nel convegno inaugurale, ospitato nella Sala Verdi di Palazzo de Bassa, i risultati dello studio sono stati presentati da Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor, insieme a Luca Raccaro, presidente del Consorzio Tutela Vini Collio, con la moderazione di Sebastiano Barisoni, vicedirettore di Radio 24 – Il Sole 24 Ore.
“Ascoltare chi il vino lo sceglie e lo propone ogni giorno ci serviva per capire dove siamo davvero”, ha commentato Raccaro, sottolineando “il legame tra collina e qualità percepita e la necessità di far conoscere meglio la denominazione, anche attraverso un rapporto più diretto con gli operatori”.