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Vino e dintorni

A Sicilia en Primeur l’Isola brinda alla sua crescita, gli esperti: “Enoturismo e accoglienza, così acceleriamo”

11 Maggio 2026
Un momento del convegno – foto Norman Vitale Luce Creative Studio Un momento del convegno – foto Norman Vitale Luce Creative Studio

La manifestazione, targata Assovini, ha preso il via all'Oratorio dei Bianchi di Palermo con il convegno “Taste the Island. Live the Story”

La Sicilia stappa il futuro del vino e brinda a una crescita sempre più “frizzante”. Tra calici, turismo esperienziale e nuove strategie di accoglienza, l’Isola sorseggia numeri in forte espansione e prova a consolidarsi come una delle grandi destinazioni internazionali dell’enoturismo. È il clima emerso a Palermo durante l’apertura di Sicilia en Primeur, dove produttori, istituzioni ed esperti hanno tracciato la rotta di un settore che non vuole più limitarsi alla bottiglia, ma trasformare il vino in racconto, viaggio e identità territoriale. La manifestazione di Assovini Sicilia che da oggi e fino al 15 maggio porterà sull’Isola oltre cento giornalisti da tutto il mondo tra degustazioni, visite in cantina e incontri con i produttori affronta i problemi attuali e mostra come il settore, da queste parti, sia in piena salute.

Al centro del dibattito non soltanto il vino, ma soprattutto il turismo esperienziale legato ai territori, all’accoglienza e all’identità culturale siciliana. Un modello che, secondo gli operatori del settore, ha ancora enormi margini di crescita. “Parlare di vino in Sicilia significa inevitabilmente parlare di viaggio”, ha spiegato Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia, aprendo i lavori all’Oratorio dei Bianchi di Palermo.

“Oggi l’enoturismo non è più soltanto un’opportunità economica per le aziende, ma uno strumento per raccontare il vino attraverso il paesaggio, la gastronomia, l’arte e le comunità locali. Il vino per restare vivo deve evolversi. Il problema dei dazi? Servono visione e strategie ma i vini siciliani hanno resilienza”. Cambria ha proseguito: “Il vino è parte della storia siciliana, è un patrimonio culturale”.

Al centro del convegno di apertura il nuovo report Ceseo-Lumsa sul turismo del vino e il tema della formazione, le nuove generazioni, l’intelligenza artificiale. Secondo i dati presentati durante il convegno il fenomeno è già in piena espansione. Nel 2025 oltre il 60% delle cantine siciliane ha registrato un aumento dei visitatori, con una presenza straniera sempre più forte, soprattutto da Europa e Stati Uniti. Cresce anche l’attenzione verso la sostenibilità: quasi nove aziende su dieci utilizzano energie rinnovabili e hanno eliminato la plastica monouso dall’accoglienza.

Per Alessio Planeta, presidente del Consorzio Doc Sicilia, il tema oggi è trasformare questa crescita in un sistema strutturato: “La Sicilia possiede autenticità, biodiversità e una straordinaria ricchezza territoriale. Però serve una visione comune capace di mettere insieme vino, ospitalità, cultura e servizi. Il turismo del vino può diventare uno degli strumenti più forti per valorizzare l’intera regione. Lo sforzo che faremo come Consorzio Doc Sicilia sarà quello di supportare tutte queste azioni e stare vicini ai produttori. Non dimentichiamo che il Consorzio ha dentro di sé anche un’anima importantissima, quella della cooperazione. Quando guardiamo il mondo del vino italiano, spesso la semplicità paga: ci sono denominazioni che lavorano su un vitigno, una varietà, e hanno una storia da raccontare. La Sicilia invece ha una storia diversa. È una terra che ha avuto dominazioni, culture e lingue differenti, quindi non potrà mai fare un unico vino: farà sempre tanti vini diversi. Ed è questo il lavoro enorme che ha il Consorzio Doc Sicilia, cioè raccontare una storia di diversità”.

“Lo abbiamo fatto con alcuni vitigni importanti, come il Grillo, su cui stiamo lavorando con grande passione – aggiunge Planeta -. Così come il Vermentino o il Nerello, varietà che hanno una straordinaria capacità non solo qualitativa, ma anche quella di riportarti immediatamente in vacanza, di farti viaggiare nel luogo da cui provengono. Lo stiamo facendo anche con il Catarratto, o Lucido, come ci piace chiamarlo, per dimostrare il potenziale straordinario di questo vitigno, andando oltre il suo passato legato a produzioni enormi che ne avevano un po’ oscurato il valore. Resta comunque un cavallo di battaglia sul quale continueremo a lavorare, cercando anche di reinterpretare alcuni schemi del mondo del vino, perché il mercato cambia, cambiano i consumi e cambia tutto ciò che ci circonda. Poi ci sono tante altre varietà sulle quali i siciliani lavorano in maniera straordinaria e che ottengono riconoscimenti in tutto il mondo”.

Tra gli altri è intervenuto anche il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, che ha sottolineato il ruolo strategico del turismo enogastronomico per il capoluogo e per l’Isola: “La Sicilia sta diventando sempre più attrattiva per chi cerca esperienze autentiche. Palermo, in particolare, può essere la porta d’ingresso di questo racconto, grazie alla sua identità culturale e alla sua capacità di accoglienza”.