Un porto è fatto per partire. Certo. Ma ogni tanto serve anche per capire dove fermarsi. Al Porto Turistico di Ostia la storia di Ahmed e Nour potrebbe cominciare esattamente così: due strade partite da lontano, un incontro avvenuto in Italia cinque anni fa e, a un certo punto, la decisione di correre insieme. Non per modo di dire. Per fare impresa.
Ahmed e Nour sono due ragazzi giordano-palestinesi arrivati in Italia diversi anni fa seguendo percorsi differenti. Si conoscono, diventano amici, scoprono di avere idee, ambizioni e una certa predisposizione a complicarsi la vita con un ristorante. Perché aprirne uno, diciamolo, è un modo piuttosto impegnativo di mettere alla prova un’amicizia.
La prova, evidentemente, è stata superata. Nasce Sailing 809, affacciato sulle barche del Porto Turistico di Ostia. Ahmed e Nour non sono gli chef, e vale la pena chiarirlo: sono i due imprenditori che hanno immaginato e costruito il progetto e che ogni giorno devono far girare quella macchina meravigliosa e parecchio complicata che si chiama ristorante. Personale, cucina, sala, fornitori, cantina, clienti, conti. E possibilmente anche qualche ora di sonno.
Hanno scelto il porto. E il porto, bisogna ammetterlo, ha ricambiato il favore. Sailing 809 si trova sul Lungomare Duca degli Abruzzi, all’interno del Porto Turistico di Roma, immediatamente a sud della foce del Tevere. Parliamo di una struttura di circa 200 mila metri quadrati, con oltre 800 posti barca e una promenade di circa 1.200 metri lungo l’acqua. Ma i numeri, davanti al mare, interessano fino a un certo punto.
Bisogna arrivarci verso sera. Le barche oscillano, gli alberi maestri disegnano righe nel cielo, arriva il vento dal Tirreno e il tramonto fa quello che sa fare benissimo senza aver bisogno di un ufficio marketing. È uno degli angoli più suggestivi del porto e Sailing 809 se lo gode tutto, con gli spazi affacciati sull’acqua e un’atmosfera che cambia pelle con il passare delle ore.
Aperitivo, cena, dopocena. Il panorama lavora parecchio, inutile negarlo. Poi, però, bisogna mangiare. Ed è qui che il mare smette di stare fuori dalla finestra e comincia ad arrivare nei piatti. La cucina è mediterranea, con una proposta che si muove tra crudi e cotti, grandi classici marinari e qualche incursione più contemporanea. Nessuna necessità di mettere il pesce sotto una campana di vetro per dimostrare che siamo nel 2026: quando la materia prima è buona, lasciarla riconoscibile resta un’idea sorprendentemente moderna.
Si può cominciare con una degustazione di antipasti. Il polpo con le patate è uno dei punti fermi della partenza. Poi arriva il baccalà con la cicoria, e Roma entra nel piatto senza bussare: sapidità da una parte, nota vegetale e leggermente amarognola dall’altra. Una coppia che funziona. Ci sono le polpette di gamberi, decisamente più pericolose perché una tira l’altra, e poi crudi, tartare e crostacei. Il mare viene affrontato con registri differenti, passando dalla pulizia del crudo a preparazioni più golose e strutturate.
Insomma, il Mediterraneo qui non serve per scrivere una bella frase sul menu. Si mangia. Poi arrivano i primi e sul litorale romano ci sono almeno due istituzioni che sarebbe saggio non provocare: le vongole e lo scoglio. Al Sailing 809 trovano naturalmente il loro posto. Sono i piatti che non hanno bisogno di essere spiegati per sette minuti al tavolo. Arrivano, profumano di mare e fanno il loro mestiere.
Ma la carta non si ferma lì. La cucina si diverte anche con paste più strutturate, mantecature importanti e abbinamenti meno prevedibili. Tra questi c’è una pasta con burro e Parmigiano completata dal gambero crudo: cremosità, sapidità, dolcezza del crostaceo. E qui possiamo archiviare una volta per tutte la vecchia faccenda secondo cui pesce e formaggio non potrebbero frequentarsi. Sono adulti, lasciamoli liberi di vedersi.
Interessanti anche le lavorazioni con grano saraceno, che portano una nota più rustica e quasi terrosa accanto alla delicatezza del pesce. È quando esce dalla zona di conforto, senza perdere il senso della misura, che la cucina diventa più divertente. Per chi invece davanti al mare non sente alcun bisogno di rivoluzioni, arrivano fritture, grigliate e pescato. E qui le regole tornano meravigliosamente semplici.
La frittura deve essere asciutta e croccante. La grigliata deve sapere di mare e non del barbecue di Ferragosto del vicino. Il pesce deve essere buono. Fine del trattato.
Anche la cantina fa la sua parte, con una carta capace di accompagnare tanto i crudi quanto i primi più cremosi e il pesce alla griglia. Si può partire con una bollicina Metodo Classico, fresca e verticale, che con crudi e crostacei difficilmente litiga. Proseguire con un Vermentino sapido e mediterraneo, praticamente a proprio agio quanto noi davanti alle vongole. Oppure scegliere un Pecorino d’Abruzzo, più strutturato e con la giusta acidità per sostenere anche i piatti dalla mantecatura importante.
E magari concedersi un rosato gastronomico. Perché anche il vino, ogni tanto, ha diritto di uscire dai luoghi comuni. Alla fine arrivano i dessert, tra tiramisù, cheesecake, semifreddi e proposte che seguono stagione e carta. Qui vale una sola regola: il dolce non deve essere il timbro messo in fondo alla pratica “cena”.
Se si ordina, deve valerne la pena. Altrimenti c’è sempre un ultimo bicchiere. E con le barche davanti non è esattamente un ripiego.
Ma se il Sailing 809 oggi funziona come racconto gastronomico, la parte più interessante comincia quando si torna a parlare dei suoi due imprenditori. Perché Ahmed e Nour hanno fatto una scelta tutt’altro che scontata: non trasformare le proprie origini nella didascalia del ristorante.
Niente biografie infilate a forza nei piatti, nessuna necessità di costruire un menu che raccontasse da dove vengono. Hanno preferito raccontare il posto nel quale hanno scelto di stare. Ostia. Roma. Il porto. Il Mediterraneo. In altre parole, invece di spiegare continuamente le proprie radici, hanno cominciato a piantarne di nuove. E per farlo hanno scelto la strada meno teorica possibile: lavorare, investire, creare un’impresa.
Dietro un ristorante, d’altronde, il romanticismo dura fino all’arrivo della prima bolletta. Poi ci sono personale, fornitori, turni, imprevisti, prenotazioni, conti, clienti da conquistare e soprattutto clienti da far tornare. Cinque anni dopo quell’incontro, Ahmed e Nour potrebbero anche concedersi il lusso di godersi quanto hanno costruito.
E invece no. Hanno deciso di complicarsi nuovamente la vita. Questa volta, però, la sfida ha un nome pesante nella storia del litorale romano: Vecchia Pineta. Ed è qui che la faccenda si fa ancora più interessante. Perché una cosa è costruire l’identità di un ristorante dentro un porto. Un’altra è mettere le mani — con rispetto, naturalmente — su un pezzo della memoria di Ostia.
La Vecchia Pineta non è semplicemente un altro locale sul mare. Le sue origini risalgono agli anni Trenta, quando nasce come stabilimento La Pineta nel pieno dello sviluppo del lungomare ostiense. Stabilimento balneare, ristorante, luogo d’incontro e di mondanità: uno degli indirizzi che hanno accompagnato l’idea di Ostia come grande affaccio sul Tirreno della Capitale.
Un posto che molti romani non devono cercare su Google per sapere cos’è. Lo ricordano. Ahmed e Nour stanno ultimando la ristrutturazione e, se il cronoprogramma sarà rispettato, il ristorante della Vecchia Pineta riaprirà a settembre con il nuovo progetto.
Qui l’asticella inevitabilmente sale. Perché quando entri in un luogo storico non hai davanti una pagina bianca. Qualcuno ci ha già scritto sopra. E parecchio. Ci sono la memoria, le aspettative, i ricordi di chi ci andava anni fa, quelli di chi ci ha festeggiato qualcosa, quelli di chi semplicemente passando sul lungomare ha sempre considerato quell’edificio parte del paesaggio.
La sfida sarà portarlo nel presente senza cancellarne il passato. Niente male per due amici che cinque anni fa avevano appena deciso di lavorare insieme. Prima Sailing 809, adesso Vecchia Pineta. Dal porto al lungomare, la loro rotta imprenditoriale resta legata a Ostia e al suo mare, ma cambia decisamente scala.
Ed è forse proprio qui che questa storia racconta qualcosa che va oltre i ristoranti. Senza bisogno di mettere etichette. In cinque anni Ahmed e Nour hanno trasformato un incontro in un progetto imprenditoriale, investendo su Ostia e sul suo mare. Prima Sailing 809, ora la sfida della Vecchia Pineta: due indirizzi molto diversi, legati dalla stessa idea di mettere radici sul litorale.
Non serve aggiungere una morale. Anzi, meglio evitarla. Basta guardare la traiettoria. Altro che porto di passaggio: qui hanno gettato l’ancora. Solo che, a giudicare dalla Vecchia Pineta, di stare fermi non hanno proprio nessuna intenzione. E Nour, ricordiamolo, in arabo significa “luce”. Sul mare di Ostia, soprattutto al tramonto, sembra quasi una coincidenza scritta bene.
SAILING 809
Lungomare Duca degli Abruzzi 84
Porto Turistico di Ostia – Roma
Tel. 349 159 1221
Aperto 7 giorni su 7, dalle 12 a mezzanotte
Carte di credito: tutte
Parcheggio privato nelle vicinanze
www.ristorantesailing809.it