Lasci il cornicione della pizza nel piatto? In via Molino delle Armi, a Milano, da oggi è quasi un reato gastronomico. Da Rosso, nuovo format premium di Rossopomodoro, “a scarpetta è ’o cchiù bell’ ’e ’o menù”: il cornicione non si avanza, si intinge. Arriva al tavolo accompagnato da salse dedicate, pensate in chiave antispreco, che trasformano l’ultima briciola in un piccolo rito conviviale.
Rosso è il nuovo laboratorio del gruppo napoletano. Una pizzeria-ristorante dal respiro internazionale, ma con un Dna che riaffiora ovunque, nei piatti come negli interni. Il locale si affianca alla proposta casual dining e al format Qsr Il Forno di Rossopomodoro, inaugurato la scorsa estate, completando la traiettoria del brand: dal veloce di qualità al premium esperienziale.
“Rosso – spiega il Ceo Alessandro Lazzaroni – è il nuovo Lab di Rossopomodoro, dove presenteremo ogni mese nuove ricette stagionali, regionali e legate a denominazioni tipiche con ingredienti premium provenienti da tutta Italia. Un luogo dove voler tornare, per la cucina, l’ambiente e le esperienze, sempre all’insegna di quella convivialità italiana che tutto il mondo ci invidia”.
Condivisione è la parola chiave. Negli spazi, pensati per passare con naturalezza dall’aperitivo al dopocena, dal pranzo di lavoro alla festa di compleanno, e nei piatti, spesso da mettere al centro tavola come la pizza a metro, che tanto ricorda quella di Vico Equense.
Il locale si articola in un giardino d’inverno, una sala con DJ set, un’area lounge bar e una terrazza esterna affacciata sulla città: ambienti diversi, uniti da un filo rosso che parte da Napoli e arriva alle ultime tendenze dell’interior design.
Dentro, il legno dei tavoli incontra sedute imbottite nei toni del rosso e del bordeaux, ceramiche a rilievo e inserti dorati dialogano con mattoni e pareti materiche, specchi e boiserie costruiscono prospettive più intime, mentre motivi floreali alleggeriscono l’insieme.
L’illuminazione è parte integrante del progetto, con sospensioni sagomate, frange e accostamenti di rosso e avorio che disegnano l’atmosfera di ogni zona. Napoli riaffiora in dettagli quasi narrativi: inserti di maiolica che interrompono le superfici lignee, illustrazioni dedicate alle architetture della città, nicchie con mani che ripropongono gesti della tradizione partenopea. Al bar, le geometrie in bianco e nero impongono un cambio di ritmo, mentre il giardino gioca su verde, strutture metalliche e decori più leggeri.
Se l’ambiente è dichiaratamente scenografico, la cucina non è da meno. Il menù signature di Rosso parte dai grandi classici della tradizione regionale italiana: taglieri di salumi e formaggi, mozzarella di bufala, montanarine fritte come vuole la scuola partenopea. I primi parlano il linguaggio rassicurante della trattoria, ma con una precisione tecnica che li porta altrove: Cacio e Pepe ai tre pepi, Carbonara ai due pecorini, paccheri alla spigola e pomodorini che omaggiano il mare. Tra i secondi, Cotoletta ma alla “loro” maniera e altri piatti di terra e di mare si alternano a una sezione burger curata con particolare attenzione: dal classico alla versione partenopea, farcita con salsiccia, provola e friarielli, servita sia in bun tradizionale sia in pan pizza.
Il cuore, inevitabilmente, resta la pizza. Ma qui il repertorio si allarga in direzioni precise. La tradizionale napoletana, realizzata con un blend di farine di tipo 0 creato in esclusiva da Mulino Caputo, convive con una versione croccante, sottile e leggera (150 g di impasto), condita fino al bordo e disponibile per tutte le ricette in carta, e con il padellino, alto (200 g di impasto alveolato), soffice dentro e croccante fuori, ideale anche da condividere in quattro proposte dedicate.
La parte più interessante, però, guarda al benessere e alle nuove abitudini alimentari. Accanto all’impasto integrale fa il suo debutto l’impasto chetogenico, pensato per chi segue regimi low carb senza voler rinunciare al rito della pizza. Tra i condimenti, una vera mappa dei sapori d’Italia: salsiccia e friarielli, ciccioli e ricotta, mortadella e burrata, fino alla cacio e pepe al tartufo. Nei percorsi degustazione per due, le diverse tipologie di impasto si incontrano in sequenza, con una pizza al tartufo e cacio e pepe che si candida a nuovo signature dish.
Al dessert, la firma è quella di Venchi: carrello dei dolci, gelati, una pizza dolce con crema di nocciole che gioca apertamente con la golosità più pop.
Al bancone della lounge, la regia è affidata a Luca Pontillo, Senior Bar Manager, che costruisce una drink list dal doppio registro: creatività e sostenibilità. I cocktail nascono all’insegna dello “sprechi zero”: il “Tomato” è un omaggio partenopeo al Bloody Mary, chiarificato con acqua di pomodoro, arricchito da estratto di basilico e completato da una chips di passata essiccata al forno. Altri miscelati recuperano il pane secco, messo in infusione, scolato, utilizzato per estrarre note di tostato, trasformandolo in ingrediente nobile. Una vodka alla nocciola e una serie di twist su grandi classici completano la carta.
La proposta beverage non si ferma qui. Il vino della casa arriva in caraffe di ceramica vietrese disegnate in esclusiva per Rosso da artigiani locali, con etichette illustrate da artisti che rileggono il tema della tradizione in chiave contemporanea, declinate in bianco, rosso e rosé. In carta, etichette regionali molto riconoscibili si affiancano a una selezione di Champagne proposti in abbinamento non solo ai piatti di cucina, ma anche alle pizze, con pairing studiati per sorprendere.
Dietro le quinte, il progetto porta i nomi che da anni definiscono l’identità gastronomica di Rossopomodoro. Al marketing c’è Paolo Mereghetti; la regia di cucina è affidata ad Antonio Sorrentino, Executive Chef del gruppo e vicepresidente per il Sud Italia dell’Apci, volto noto della cucina tradizionale italiana. Al forno, Davide Civitiello, pizzaiolo napoletano campione del mondo Trofeo Caputo, che sintetizza così la filosofia del laboratorio: “Farla bene e ogni giorno meglio, con prodotti del nostro territorio e non solo”.
Non è un caso che Rossopomodoro rivendichi il ruolo di “casa dei pizzaioli nati a Rossopomodoro”. In trent’anni il gruppo ha costruito una vera scuola interna: oltre 700 pizzaioli sono passati dall’Accademia, raggiungendo livelli tecnici altissimi in un contesto dichiaratamente inclusivo, dove ognuno porta la propria esperienza. La formazione, guidata proprio da Civitiello e Sorrentino, avviene sia in sede sia direttamente nei locali in Italia e all’estero, con team che seguono le aperture sul posto. Non mancano gli esempi di chi, come Vincenzo Capuano, è cresciuto in Rossopomodoro per poi avviare una propria impresa.
Oggi il gruppo conta 115 locali nel mondo, circa 2800 dipendenti e una rete che si sviluppa grazie a due tipologie di partner: quelli che permettono di presidiare aree altrimenti irraggiungibili e quelli che accompagnano l’ingresso in location speciali come aeroporti e aree di servizio, dove il “forno che parla ai viaggiatori” trova la sua naturale collocazione.