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Eventi e iniziative

Quando il cibo incontra lo sguardo: le storie che Giovanni Franco affida alle immagini nei suoi scatti esposti ai Quattroventi

17 Agosto 2026
Una delle foto protagoniste della mostra Una delle foto protagoniste della mostra

Tra qualche giorno – dal 20 agosto per l’esattezza – al ristorante Quattroventi di Palermo (in via Enrico Albanese 30) saranno esposte le foto del giornalista Giovanni Franco. Si tratta – come spiegato qui – di immagini da osservare mentre assaporate le pietanze elaborate dallo chef Filippo Ventimiglia, titolare del locale. Un connubio tra cibo e arte da scoprire in una sorta di comfort zone. In questo articolo Massimiliano Ferro descrive queste immagini e il lavoro di Giovanni Franco.

Nelle fotografie di Giovanni Franco – esposte, dal 20 agosto, nel ristorante Quattroventi , in via Enrico Albanese, 30, a Palermo – lo spazio non è mai neutro, ogni luogo sembra custodire una tensione, un equilibrio sottile tra ciò che esiste da sempre e la presenza, spesso fragile e temporanea, dell’uomo.

Le immagini diventano così qualcosa da vivere, abitare, osservare e trasformare, una dimensione nella quale la figura umana si lega al contesto cercando continuamente la propria misura. È proprio in questo rapporto di proporzioni, distanze e presenze che prende forma lo sguardo del fotografo.

A volte in assolati campi, a volte sulle coste, altre tra muri consumati dal tempo e nei gesti quotidiani del lavoro, Giovanni cerca continuamente questo dialogo tra l’uomo e lo spazio.

Un dialogo silenzioso con cui entra continuamente in relazione, talvolta lo attraversa, talvolta lo trasforma, altre volte sembra semplicemente perdersi nella sua immensità.

Così blocchi di pietra diventano un labirinto monumentale nel quale una figura umana appare improvvisamente piccola, una barca azzurra interrompe la superficie uniforme dell’acqua, un pescatore si misura con la vastità della riva, una nave lontana diventa un punto sospeso tra cielo e mare.

Nei campi, sulle coste, tra muri consumati dal tempo lo sguardo del fotografo cerca continuamente queste emozioni tra presenza e spazio.

C’è una particolare attenzione per le geometrie, per le linee e per i colori, l’azzurro intenso del mare, il verde dell’acqua, la terra bruna dei campi, il rosso di una preparazione alimentare, i colori accesi degli ombrelloni, il verde luminoso di una finestra che emerge da una parete segnata dagli anni.

Ogni fotografia nasce da un equilibrio preciso tra ordine e casualità, tra ciò che il mondo dispone davanti all’obiettivo e ciò che lo sguardo sceglie di isolare.

Ma al centro di questo racconto rimane soprattutto l’essere umano. Lo incontriamo nel lavoro, nella pesca, nel riposo, nella contemplazione.

Un venditore prepara il cibo immerso nel fumo, una donna compie un gesto antico con naturale concentrazione, qualcuno osserva il mare, qualcun altro cerca qualcosa nelle sue acque, azioni semplici, quotidiane e proprio per questo capaci di raccontare molto, il rapporto con la terra, con il cibo, con il tempo, con la fatica e con l’attesa.

Il fotografo non sembra interessato all’evento eccezionale, cerca invece quei momenti nei quali l’ordinario, osservato con attenzione, rivela una sua inattesa bellezza, dove un colore, una distanza, una figura solitaria, una superficie consumata diventano elementi di una narrazione silenziosa.

Ma queste fotografie parlano anche della misura dell’uomo rispetto alla natura, alle costruzioni, al mare, alla terra, dove a volte la figura umana domina la scena, altre volte quasi scompare, ma è proprio quella presenza, anche minima, a dare significato allo spazio che la circonda.

È qui che nasce un viaggio fatto non tanto di luoghi, quanto di incontri e di percezioni, un racconto nel quale il paesaggio conserva le tracce di chi lo abita e Giovanni, a sua volta, sembra portare con sé i colori, le forme e la memoria dei luoghi che attraversa.

Un fotografare che significa fermarsi abbastanza a lungo da riconoscere queste corrispondenze e trasformare quel frammento di quotidiano in qualcosa che merita di essere guardato una seconda volta.