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L'azienda

Dalla vigna all’identità, Musita avvia la collaborazione con Roberto Cipresso: “La nostra sfida commerciale? Crescere negli Stati Uniti”

10 Settembre 2026
Roberto Cipresso e Vito Amato Roberto Cipresso e Vito Amato

Vito Amato, direttore commerciale: "L'obiettivo è anche quello di proporre ai nostri consumatori dei vini sempre più identitari del territorio. In questo percorso la collaborazione con Cipresso può avere un ruolo importante"

Un nuovo progetto enologico che parte dal vigneto e punta a definire con maggiore nitidezza l’identità dei vini. E’ quello avviato da Musita con Roberto Cipresso, tra le figure più riconoscibili dell’enologia italiana contemporanea e consulente da oltre trentacinque anni nei principali territori vitivinicoli italiani e internazionali.

La collaborazione non si limiterà a un incarico di natura tecnica, ma coinvolgerà l’intera filiera produttiva: dalla lettura dei vigneti e della materia prima alle scelte agronomiche e vendemmiali, dai protocolli di vinificazione all’evoluzione dei vini, fino ad assemblaggi e affinamento. L’obiettivo, come spiegano dall’azienda, è arrivare alla definizione sempre più nitida dello stile e del posizionamento della gamma Musita.

La decisione nasce dalla volontà della famiglia Ardagna di continuare a guardare oltre i risultati raggiunti e le formule consolidate, ampliando la propria visione del vino al di là della sola dimensione produttiva. In una fase caratterizzata dall’evoluzione dei consumi, dalla crescente complessità dei mercati, dagli effetti del cambiamento climatico e da una domanda sempre più attenta ad autenticità, qualità e sostenibilità, Musita sceglie così di investire nella conoscenza e nella capacità progettuale.

“Sicuramente la principale sfida è quella di proporre ai nostri consumatori dei vini sempre più identitari del territorio – racconta Vito Amato, direttore commerciale di Musita, a Cronache di Gusto – In questo percorso la collaborazione con Cipresso può avere un ruolo importante. Roberto è molto bravo nel coniugare l’identità territoriale con i gusti in evoluzione dei consumatori, sia nazionali che internazionali”.

“Il mercato nazionale continua a essere uno dei nostri principali punti di riferimento – ha aggiunto Amato -. Per la crescita futura, però, guardiamo con particolare interesse agli Stati Uniti, al Canada e al Sud America, con un’attenzione speciale al mercato statunitense. Sappiamo che lo scenario internazionale è oggi complesso, ma proprio lo sviluppo di questi mercati rappresenta una delle nostre principali sfide commerciali”.

L’incontro con Roberto Cipresso si fonda su una precisa condivisione di valori. Da una parte c’è la storia di una cantina familiare radicata a Salemi, impegnata nella ricerca della qualità senza compromessi, nel rispetto della terra e nella costruzione di relazioni durature con le persone e con i viticoltori partner. Dall’altra, un approccio all’enologia che considera ogni vino il risultato dell’incontro tra territorio, competenza, cultura e visione, con una costante attenzione alla biodiversità, alla ricerca e alle viticolture di frontiera.

Un progetto che parte dal vigneto e costruisce identità

Il primo passaggio operativo sarà un sopralluogo aziendale dedicato alla lettura del territorio, dei vigneti, delle pratiche agronomiche e delle produzioni. Da questa analisi nascerà un progetto enologico strutturato, con priorità, metodo di intervento e linee guida tecniche e strategiche condivise con la proprietà, l’agronomo e il team di cantina.

La consulenza comprenderà il monitoraggio stagionale dei vigneti e il supporto nelle decisioni vendemmiali, la definizione e la verifica dei protocolli di vinificazione, le valutazioni sensoriali periodiche e le scelte relative ad assemblaggio, affinamento e imbottigliamento.

A questa dimensione tecnica si affiancherà un lavoro sull’identità del progetto: coerenza delle linee, posizionamento stilistico, lettura comparativa dei mercati e connessione tra filosofia produttiva, sostenibilità, marketing e comunicazione.

“Con l’avvio della collaborazione con Roberto Cipresso, Musita apre un nuovo capitolo del proprio percorso, con l’obiettivo di unire la storia della famiglia Ardagna, il territorio di Salemi e l’esperienza internazionale dell’enologo nella ricerca di vini sempre più identitari, capaci di raccontare la propria origine e di suscitare emozione”, dichiara Gaetano Ardagna, amministratore unico di Musita.

L’obiettivo condiviso è costruire un filo conduttore capace di attraversare l’intera gamma e di rendere ogni vino coerente con la propria origine e la propria personalità. “Il lavoro sarà orientato non soltanto alla precisione tecnica, ma anche alla ricerca di vini espressivi, capaci di restituire il carattere del territorio e di lasciare una traccia nella memoria di chi li assaggia”, spiega Roberto Cipresso.

Chi è Roberto Cipresso

Nato a Bassano del Grappa e attivo a Montalcino dal 1987, Roberto Cipresso ha costruito una carriera che unisce consulenza, produzione, ricerca e divulgazione. Ha sviluppato progetti e consulenze in Italia e nei principali territori vitivinicoli internazionali, dall’Argentina alla California, dalla Borgogna al Perù, fino ad Armenia, Georgia e Messico.

La sua esperienza comprende la valorizzazione dei terroir, la progettazione di vini di alta gamma e lo studio delle viticolture estreme.

Tra i riconoscimenti ricevuti figurano l’Oscar del Vino come Miglior Enologo d’Italia nel 2006 e il premio come Miglior Enologo dell’Anno nel 2025. Nel marzo 2026 l’Università Nazionale di Cuyo, in Argentina, gli ha conferito il titolo di Dottore honoris causa per il lungo contributo professionale, scientifico e culturale al mondo vitivinicolo.

Il tratto distintivo del suo lavoro è la capacità di trasformare ogni incarico in un progetto di identità, nel quale il vino diventa espressione del paesaggio, delle persone e del tempo.

La storia di Musita

La storia vitivinicola della famiglia Ardagna affonda le radici alla fine dell’Ottocento, quando Don Ignazio Ardagna impiantò il primo vigneto sulle pendici del colle che gli arabi chiamavano “musìta”. Proprio da questo colle, il cui nome secondo la tradizione locale significa «moschea», prende il nome la cantina: un richiamo a una terra che nei secoli è stata crocevia di civiltà e culture.

Fondata nel 2004 e operativa dal 2011 negli spazi della storica cantina sociale riportata a nuova vita dalla famiglia, Musita coltiva 60 ettari di vigneti di proprietà tra i 400 e oltre 600 metri di altitudine e collabora con viticoltori partner del territorio per circa 150 ettari.

La cantina controlla direttamente il processo dal vigneto alla bottiglia, commercializza circa 850.000 bottiglie in 25 Paesi e opera secondo un sistema di certificazioni che comprende Equalitas, ISO 14001, BRC, IFS e Bioagricert.