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Vino e dintorni

L’Etna e i vini che sfidano il tempo: la masterclass tra annate giovani e grandi evoluzioni

14 Settembre 2026
Federico Latteri, Ciro Biondi, Salvo Foti, Chiara Graziani, Margherita Platania Federico Latteri, Ciro Biondi, Salvo Foti, Chiara Graziani, Margherita Platania

L’Etna continua a raccontare la sua straordinaria espressività attraverso un patrimonio vitivinicolo capace di sfidare il tempo. Mercoledì 9 settembre, il Centro Servizi di Milo ha ospitato l’evento “Etna: eruzione enologica ed evoluzione del cambiamento”, un appuntamento che ha chiamato a raccolta appassionati e addetti ai lavori per esplorare l’evoluzione dei vini dell’Etna. La masterclass, curata da I Vigneri e Cronache di Gusto, è stata un vero e proprio viaggio nel tempo attraverso il calice guidato da Federico Latteri, dall’enologo Salvo Foti e dal direttore di Cronache di Gusto, Fabrizio Carrera.

Più che un semplice incontro tecnico, l’evento ha offerto un momento di riflessione profonda per comprendere il territorio, le sue potenzialità, le sue sfaccettature e le sue evoluzioni, mettendo a confronto diretto le medesime etichette etnee nelle loro annate recenti e in edizioni con circa 10 anni di affinamento alle spalle. L’incontro per ViniMilo ha ribadito quanto l’Etna non sia soltanto una terra di grandi exploit giovanili, ma un territorio capace di dare vita a vini longevi, in grado di evolversi con eleganza.

Ad aprire la masterclass è stato Salvo Foti, vignaiolo e memoria storica del rilancio etneo, che ha condotto il pubblico in un’attenta riflessione temporale: “Se consideriamo gli ultimi trent’anni — un arco di tempo normale per la viticoltura e l’enologia — parliamo di una trasformazione radicale. Trent’anni fa l’Etna non godeva di alcuna considerazione enologica, anzi i suoi vini venivano quasi ignorati. Poi qualcosa è cambiato: i consumatori hanno iniziato a cercare vini territoriali, legati ai vitigni autoctoni, e finalmente ci si è resi conto di quanto questo luogo sia unico. L’Etna offre condizioni irripetibili: un vulcano attivo affacciato sul mare, con viti che affondano le radici in una sabbia vulcanica viva ed energetica, ideale per accogliere i suoi vitigni. Il vero cambiamento, quindi, non ha riguardato la terra in sé, ma la percezione delle persone, che hanno finalmente compreso la straordinaria tipicità del nostro territorio”.

Foti ha poi posto l’accento sul tema delle mode di mercato, citando l’esplosione della richiesta di vini bianchi che ha portato a una vera e propria corsa all’impianto del Carricante. Se negli anni 2000 questo vitigno rappresentava appena l’8% della superficie vitata dell’Etna (concentrato prevalentemente a nord di Milo, Zafferana e Randazzo), oggi la sua presenza supera persino quella del Nerello Mascalese. Un fenomeno legato alla spinta commerciale che pone degli interrogativi per il futuro: esiste infatti un’intimità profonda tra il luogo in cui viene piantata una varietà e la natura del vitigno stesso. Guardare al vulcano con una visione ampia e non settoriale permette di cogliere un mosaico di microclimi che donano unicità a ogni versante. La vera differenza, oggi e in futuro, risiede nella conoscenza profonda dei nostri luoghi e nella consapevolezza di ciò che si vuole ottenere.

Il focus della degustazione è stato spiegato da Federico Latteri, che ha introdotto i vini a confronto: le annate correnti affiancate alle edizioni di circa dieci anni prima. Un’occasione per valutare sia il potenziale evolutivo dei vini, sia l’evoluzione stilistica. Un racconto condiviso con i produttori presenti, che hanno testimoniato come l’Etna stia crescendo e come oggi si riesca a interpretare il territorio con maggiore precisione.

Entrando nel vivo del percorso sensoriale, la degustazione ha visto protagoniste sei aziende emblematiche, proposte attraverso una sequenza di duetti generazionali tra bianchi, rosati e rossi:

Tenuta di Fessina – Etna Bianco A’ Puddara 2024 vs 2014
Il 2024, nato in un’annata calda sul versante sud-ovest, unisce un frutto maturo ad un’ottima freschezza, rispecchiando il carattere solare del suo versante. A dieci anni di distanza, l’annata 2014 ha sorpreso per un colore ancora perfetto e per un’evoluzione controllata: al palato si è rivelata più morbida e distesa, mantenendo viva una piacevole spina acida. Due annate legate dalla stessa identità, dove il vino più recente evidenzia una lavorazione ancora più precisa.

Ciro Biondi – Etna Bianco Pianta 2023 vs 2015
Con Ciro Biondi e il suo Etna Bianco Pianta il confronto ha riguardato due annate complesse e piovose. Il 2023, lavorato in tonneaux, porta con sé l’esposizione del versante sud-est: il legno dona rotondità senza coprire il Carricante, che si esprime tra note minerali di pietra focaia e profumi di erbe aromatiche. Il 2015 ha offerto un’evoluzione straordinaria, dove il ricordo erbaceo si affianca a una nota acida e sapida ancora ben presente.

Feudo Cavaliere – Etna Bianco Millemetri 2017 vs 2010
Salendo verso i 1000 metri di altitudine, Feudo Cavaliere ha presentato l’Etna Bianco Millemetri. Il 2017, pur essendo l’edizione corrente in commercio, mostra già qualche anno di evoluzione bilanciando il frutto maturo di un’annata calda con una buona freschezza. Il 2010 è risultato più morbido e dolce, complice la filosofia dell’epoca orientata a raccogliere uve molto mature, senza però smarrire la sua freschezza di fondo.

I Vigneri – Vinudilice Rosato 2025 vs 2014
La degustazione è proseguita con I Vigneri e il loro Vinudilice. Il 2025 ha mostrato un bel colore vivo e un sorso pieno e fragrante. È stata però la versione 2014, a dieci anni dalla vendemmia, a dimostrare quanto anche i rosati dell’Etna sappiano evolversi bene nel tempo: ha conservato una bella vivacità, profumi di crema, pan brioche e agrumi, sorprendendo in bocca per dinamismo e freschezza. Entrambi i vini riflettono una vinificazione schietta e diretta.

Federico Graziani – Etna Rosso 2024 vs 2014
Spostandoci sul versante Nord, l’Etna Rosso di Federico Graziani ha messo a confronto due annate calde. La differenza di colore ha evidenziato subito il passare del tempo tra le due. Il 2024 ha espresso note speziate e di terra lavica, con un corpo medio, grande freschezza e tannini giovani che fanno presagire un’ottima evoluzione. Il 2014 ha mostrato la maturità dei grandi rossi etnei: un sorso più morbido, avvolgente e pieno, che non perde mai in freschezza.

Graci – Etna Rosso Arcurìa 2022 vs 2012
In chiusura, Graci ha proposto l’Etna Rosso Arcurìa mettendo di fronte il 2022 e il 2012, due annate calde con la seconda segnata da temperature estive molto alte. Il 2022 si è distinto per eleganza, con un tannino importante e i tratti tipici di Arcurìa: arancia rossa e note laviche. Il 2012 ha dimostrato di conservare la struttura e la forza tannica delle origini, rivelando il carattere del territorio e confermando la capacità dei vini dell’Etna di reagire bene al passare del tempo