Innamoratissimo dell’Etna. Proiettato alla grande sul futuro con le radici ben piantate sul presente. Lui è Alberto Graci, uno dei punti di riferimento della nuova viticoltura siciliana. L’epicentro dei suoi progetti si trova tra Passopisciaro e le pendici settentrionali del vulcano. Una cantina nata da una scelta di vita e da una visione precisa: fare vino in un territorio capace di coniugare eleganza, complessità e identità. “Ho iniziato a produrre vino per passione – racconta Graci -. Il mio è stato un percorso diverso: ho studiato altro e ho lavorato in un settore lontano dall’agricoltura, ma il legame con la mia terra e con la storia della mia famiglia ha avuto un peso decisivo. Mio nonno produceva vino in un’altra parte della Sicilia”.
La folgorazione arriva anche dall’osservazione dei grandi vini del mondo. “Mi sono ispirato ai grandi classici e ho iniziato a pensare a un vino che potesse nascere sull’Etna. Cercavo un luogo capace di mettere insieme eleganza e produttività. L’Etna è proprio questo: un paradosso fertile, un luogo caldo e al tempo stesso estremo”.
Quando Graci arriva sul vulcano, agli inizi degli anni Duemila, il paesaggio viticolo è molto diverso da oggi. “Non eravamo molti. C’erano vigneti abbandonati, una viticoltura frammentata. Ma proprio lì si percepiva una grande vocazione storica. In passato l’Etna era una zona viticola importantissima, poi quasi dimenticata”. La rinascita del territorio è stata progressiva e condivisa. “Siamo arrivati in quattro o cinque nello stesso periodo, ognuno con una propria visione. C’era una sorta di utopia comune: riportare valore a questo luogo straordinario”.
Oggi l’Etna è una delle aree vitivinicole più dinamiche d’Italia. “È una zona molto contemporanea – spiega Graci -. Il cambiamento climatico, ad esempio, sta paradossalmente aiutando vitigni come il Carricante, che riesce a raggiungere una maturazione perfetta mantenendo energia e freschezza».
Il paesaggio è un mosaico complesso. “È un territorio di biodiversità estrema: ogni vigneto è diverso dall’altro. Si parla molto di biodiversità, ma qui è un fatto concreto. Tra vigne, boschi e aree protette, l’Etna è un ecosistema unico”. Un sistema che oggi produce vini dalla forte identità. “Sono vini eleganti, energetici, gastronomici. Possono essere bevuti giovani ma hanno anche grande capacità di evoluzione. Siamo solo all’inizio della comprensione del potenziale di questo territorio”.
Negli ultimi anni, attorno all’Etna è cresciuta anche una nuova comunità di produttori. “Molti arrivano da esperienze diverse, anche internazionali. Questo arricchisce il territorio. La Sicilia è forte quando riesce a essere un luogo di attrazione culturale. Il vino, in fondo, è un prodotto culturale: cresce dove cresce la cultura”.
Ma il successo dell’Etna comporta anche interrogativi. “Se il centro resta il territorio e la sua mappatura culturale, allora l’Etna continuerà a essere un luogo affascinante. Il rischio c’è sempre, ma dipende da come si interpreta il lavoro agricolo”.
Per Graci, la direzione è chiara: non inseguire la standardizzazione, ma l’identità. “Noi non vogliamo fare vini semplicemente buoni. Vogliamo fare vini che emozionino. Il vino deve essere un messaggio culturale, capace di creare domande, di lasciare qualcosa”.
E aggiunge: “Un vino deve farti brillare gli occhi, deve generare interrogativi, deve emozionare. Questa è la strada dell’Etna”. Sul futuro, l’approccio resta concreto e legato alla terra. “Ci stiamo concentrando sempre di più sui nostri vigneti, cercando vini che possano esprimere qualcosa di unico. E vogliamo anche aprire sempre di più la cantina agli appassionati, per raccontare quello che c’è dietro ogni bottiglia”.