Nel mercato dell’olio extravergine d’oliva si sta consumando una fase di forte tensione tra prezzi alla produzione in calo e valori al consumo ancora elevati, con una dinamica che secondo Coldiretti rischia di mettere in difficoltà migliaia di aziende olivicole italiane. È in questo contesto che si inserisce la nuova mobilitazione degli agricoltori a Bari, fissata per domani, con il mondo agricolo che punta il dito contro le distorsioni della filiera e contro quelli che vengono definiti “trafficanti di olio”.
“Abbiamo deciso di tornare in piazza perché stiamo assistendo a una situazione che rischia di mettere in ginocchio migliaia di aziende olivicole italiane – spiega a Cronache di Gusto Francesco Ferreri, presidente di Coldiretti Sicilia -. I prezzi riconosciuti agli agricoltori stanno subendo una forte pressione al ribasso, mentre sugli scaffali i consumatori continuano a pagare l’olio a prezzi elevati. C’è quindi una evidente distorsione della filiera che va chiarita”.
Secondo Ferreri, la richiesta principale riguarda maggiore trasparenza lungo tutta la catena del valore. “Il nostro obiettivo è chiedere più trasparenza, controlli rigorosi e regole che garantiscano una corretta valorizzazione del vero olio extravergine italiano, tutelando sia il reddito degli agricoltori, sia il diritto dei consumatori a conoscere realmente ciò che acquistano”.
Al centro del dibattito anche la definizione di “trafficanti di olio”, espressione che indica, chiarisce Ferreri, non gli operatori regolari ma chi agisce nelle zone grigie del mercato. “Non stiamo parlando degli importatori che operano nel rispetto delle regole né degli operatori commerciali seri. Quando parliamo di trafficanti di olio ci riferiamo a quei soggetti che approfittano delle pieghe del mercato per realizzare operazioni speculative, sfruttando l’opacità di alcuni passaggi commerciali e l’ingresso di prodotto estero che viene utilizzato per comprimere i prezzi all’origine”.
E ancora: “Il problema non è il commercio legale, ma la mancanza di trasparenza e la possibilità che lungo la filiera si generino pratiche che penalizzano produttori e consumatori”. Sul fronte dei prezzi, Ferreri evidenzia un forte squilibrio tra origine e consumo. “Il primo elemento è il forte disallineamento tra il prezzo pagato agli olivicoltori e quello che continua a essere praticato al dettaglio. Quando il prezzo all’origine cala rapidamente ma il beneficio non viene trasferito ai consumatori, è evidente che qualcuno lungo la filiera sta assorbendo margini importanti”.
A incidere, secondo il presidente di Coldiretti Sicilia, anche l’andamento delle importazioni. “Si registra il significativo aumento delle importazioni di olio proveniente dall’estero e una forte volatilità dei mercati che non sempre trova una giustificazione nei fondamentali produttivi”.
Il calo delle quotazioni all’origine è stato particolarmente marcato negli ultimi mesi. “Negli ultimi mesi abbiamo registrato una riduzione significativa delle quotazioni all’origine rispetto ai livelli record raggiunti nel corso del 2024. In diverse piazze di mercato italiane il calo ha superato il 30-40%, con effetti molto pesanti sui redditi delle imprese agricole”, sottolinea Ferreri.
Una dinamica che, aggiunge, incide direttamente sulla sostenibilità del comparto: “Parliamo di svendita perché il valore riconosciuto al prodotto sta scendendo a livelli che non riflettono la qualità, il lavoro e gli investimenti sostenuti dagli olivicoltori. L’olio extravergine italiano è uno dei simboli del Made in Italy agroalimentare e non può essere trattato come una semplice commodity”.
Sulla sostenibilità economica delle aziende, Ferreri richiama le difficoltà strutturali del comparto, soprattutto nelle aree interne. “La situazione varia da territorio a territorio e in base alla tipologia di impianto, ma per molte aziende, soprattutto nelle aree collinari e marginali dove i costi di raccolta sono più elevati, la redditività si sta assottigliando in modo preoccupante”.
In Sicilia, aggiunge, il quadro è ancora più delicato: “In Sicilia, dove gran parte dell’olivicoltura è legata a territori difficili e ad alta valenza paesaggistica, la sostenibilità economica delle aziende non può essere data per scontata”.
Ferreri invita a non semplificare il tema riducendolo a un eccesso di offerta globale. “Non possiamo ridurre tutto a una semplice questione di eccesso di offerta. Sicuramente la produzione mondiale è cresciuta rispetto agli anni caratterizzati dalla siccità e dalle scarse rese, ma questo non basta a spiegare da solo la velocità e l’intensità della discesa dei prezzi”. E aggiunge: “Per questo chiediamo maggiore trasparenza sui flussi commerciali e sui meccanismi che determinano il valore dell’olio lungo la filiera”.
Sull’origine delle importazioni, Ferreri precisa: “L’Italia importa tradizionalmente grandi quantità di olio da altri Paesi produttori del Mediterraneo, in particolare dalla Spagna, ma anche da Grecia, Tunisia, Turchia e da altri mercati internazionali. L’importazione in sé non è il problema. Il problema nasce quando manca la piena trasparenza sull’origine e quando l’ingresso di grandi quantità di prodotto viene utilizzato come leva per comprimere il prezzo riconosciuto ai produttori italiani”.
La scelta di Bari per la protesta di domani non è casuale: “La Puglia rappresenta il cuore dell’olivicoltura nazionale, con un patrimonio produttivo straordinario e un ruolo centrale nella filiera dell’olio extravergine. Scegliere Bari significa dare un segnale forte a tutto il Paese e richiamare l’attenzione delle istituzioni nazionali ed europee su una crisi che riguarda non soltanto la Puglia ma tutte le regioni olivicole italiane, Sicilia compresa”.
E sulla situazione dell’Isola dice: “Sta pesando moltissimo. La Sicilia è una delle principali regioni olivicole italiane e la provincia di Palermo vanta produzioni di eccellenza riconosciute a livello nazionale e internazionale. I nostri produttori stanno affrontando contemporaneamente l’aumento dei costi energetici, della manodopera e dei servizi agricoli, oltre agli effetti dei cambiamenti climatici. Se a questo si aggiunge una forte riduzione del prezzo riconosciuto all’origine, il rischio concreto è che molte aziende vedano compromessa la propria sostenibilità economica”. Poi conclude: “Per questo saremo a Bari per difendere il reddito degli olivicoltori siciliani, garantire trasparenza sul mercato e tutelare un patrimonio produttivo che rappresenta una risorsa fondamentale per l’economia, il paesaggio e l’identità dei nostri territori”.