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L'intervista

Etna Off/16. Graziella Camarda: “Non sistemo i miei vini solo per etichettarli come Doc”

26 Marzo 2024
Gaetano e Graziella Camarda Gaetano e Graziella Camarda

Fra Contrada Porcaria e Feudo di Mezzo, fra i terreni sabbiosi, dove si incastona qua e la qualche “ripiddu” fra le centenarie viti, Gaetano Camarda, accompagnato sempre e da sempre da sua figlia Graziella, si premura che le sue piante stiano bene. Osservandolo, nella lingua siciliana, sarebbe più efficace tradurre questo atteggiamento con la parola “accura” ovvero fare attenzione, prendersi cura con slancio amorevole. A ogni pianta dedica una carezza sistemandone il manto fogliare. Tutte vanno cresciute e curate: “Ogni vigna ha la sua “puta”. Ci sono le viti più grandi e quelle più piccole, quelle che lavorano meglio e quelle un po’ meno vigorose. C’è chi è più debole e chi è più forte”, dice. Un vignaiolo vero, di quelli che non ne nasceranno più, un po’ come i poeti, che ha trasmesso a sua figlia quella genuina sincerità che si traduce in un vino di cuore, all’interno del territorio della denominazione ma declassato per scelta come spiega in breve Graziella: “Non sarebbe nella mia filosofia “sistemare” il vino solo per etichettarlo come Etna Doc. Non utilizziamo nessun prodotto, se non quello che ci viene offerto dalla natura, per produrre comunque un vino lineare e senza difetti. Se, ad esempio, io avessi dovuto proporre il Rosato 2019 in commissione sarebbe stato sicuramente bocciato per il colore. Ecco, perché modificare il vino se mi viene fuori altro? Con gli anni i nostri vini hanno interessato una fascia di mercato, specie estero, che non guarda alle appellazioni e anche a livello locale è molto apprezzato da quel target molto vicino al genere naturale”.

Sono 4 le referenze oggi disponibili per un totale di due ettari vitati. Un bianco da vigna vecchia blend di Carricante, Catarratto, Insolia, Minnella, un rosato “U Funnali” da una particella in fondo al vigneto, un rosso da nerello mascalese, da dove tutto ebbe inizio nel 2011, e il nuovo arrivato “I Surchitti” blend sempre di Nerello Mascalese da Contrada Taccione e Feudo di Mezzo che Graziella ha voluto dedicare alla mamma. Dal nuovo vigneto in Contrada Sciaranova l’intento sarà quello di produrre un Carricante in purezza. Certamente Gaetano Camarda mai poteva immaginare che un giorno qualche curioso bevitore andasse li per cercare di cogliere i segreti di un passato custodito nella propria memoria, quando da bambino coltivava le proprietà dei grandi signori terrieri. “Li si imparava tutto da zero. Altro che andare a scuola”. La vigna di famiglia è stata l’amore e la vita, quella vita di cui oggi se ne prende cura Graziella. Un amore trasmesso anche se, come prosegue: “Inizialmente non capivo, però mi portava sempre da lui, mi diceva di affiancarlo nei lavori, supportarlo nella vendita di quello che a suo tempo era solo mosto e vino sfuso. Con il tempo chiesi a Massimiliano Calabretta, la possibilità di vinificare una parte di uva di nascosto a mio padre per fargli un regalo in occasione di un evento speciale dei miei genitori. La prima bottiglia si chiamava proprio “Gaetano Camarda” e quando mio padre la vide al ristorante inizialmente non capì e mi chiese ma chi è questo Camarda? Sei tu, è la tua risposi. Rimase felice, sorpreso, stupito. Gli avevo detto che dovevo regalare un po’ di uva a un amico, in realtà il regalo era per lui. Da li pian piano abbiamo provato a vendere. Fra i primi Sandro Di Bella di Cave Ox ha subito creduto in noi. Gli sono grata”.

Sull’Etna, a oggi, paradossalmente appare un vignaiolo fuori dal tempo Gaetano Camarda, di quelli a cui la modernità non ha minimamente scalfito l’animo. Interprete di un lessico contadino “fuori” dai grandi numeri, dalle cantine boutique, dalla logica delle fiere e del mercato, in intima connessione ancestrale con la sua terra ha tanto da raccontare e insegnare: “Non posso capire i termini tecnici, ma si certo, potrei insegnare. Un agricoltore deve conoscere pure il tempo. Lo sa lei? E deve conoscere pure quando è tempo che si deve lavorare”. Sì certo, che lo si immagina. Ma lui non lo sa che ora, per quei vini sinceri va di moda dire “naturale”, e non sa neanche che qualcuno è andato in fissa con il biodinamico. In vigna meglio concimare con i “lupini” (sì quelli che vendono al casello dell’autostrada) “A luppina al terreno gli da azoto”, dice.

Forse oggi “parramu cumplicatu” (parliamo complicato) e ha ragione se si pensa che strada sta prendendo la piega del vino fra quelli che lo dividono in due categorie, quelli del convenzionale e quelli del naturale, quando invece lo si dovrebbe chiamare semplicemente vino e capire cosa c’è dietro e soprattutto chi. Nella sua mente, Gaetano Camarda, sa bene attraverso il suo intimo linguaggio cosa voglia dire natura e lavorare con le mani, fra sudore e calli misti a quei ricordi dove lavorare la vigna un tempo era quasi una maledizione, lasciandosi guidare dall’istinto di chi in questo posto c’è nato. Uno di quelli che la natura la sente e la avverte anche nelle situazioni complicate e spiacevoli come la peronospera che ha distrutto gran parte dell’uva nel 2023 “Ho chiamato mio padre, a giugno più o meno, e senza che gli dicessi niente ha capito in che stato stava versando quell’uva malata”, racconta Graziella. Nella sua magica e quasi fanciullesca concezione del mondo e del modo di produrre vino non c’è spazio per tutto ciò che può essere malsano, relazioni personali incluse, così come Graziella che con grande empatia raccoglie e trasmette gli insegnamenti del papà facendo assaggiare i suoi vini: “Esprimono quello che siamo, sono vini sinceri e onesti. Non abbiamo fatto altro che portare avanti quello che aveva iniziato il mio bisnonno con grande rispetto per la natura, per le piante che sono come delle figlie. Non penso di riuscire a portare avanti il vigneto come ha fatto mio padre, ma certamente l’eredità almeno etica e morale c’è”.

Camarda è patrimonio umano di una tradizione enoica centenaria. Custode di una conoscenza e una cultura del territorio solida tanto quanto la “perriera” la pietra etnea. “E se vogliamo considerare cosa abbiamo fatto noi? Niente. Oggi i saggi sono pochi, quando si lavorava tutti c’era più saggezza”. “Lei è saggio”?, gli chiedo. “Ma io credo”, risponde.

Camarda Vini
Via Guardiola, 4/A Passopisciaro
T. 338 613 5549
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