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Scenari

Fico d’India di San Cono, l’annata parte in salita: “Il caldo può compromettere il raccolto”

21 Agosto 2026
Coltivazione di fichi d’India a San Cono e nel riquadro l’assessore Emilio Grassenio Coltivazione di fichi d’India a San Cono e nel riquadro l’assessore Emilio Grassenio

Intervista all'assessore Emilio Grassenio. Una panoramica tra le incognite legate al clima e il sogno di rafforzare il valore del prodotto simbolo. Con all'orizzonte la sagra, in programma dal 2 al 4 ottobre, che torna protagonista dopo il rilancio degli ultimi anni. Attesi circa 10 mila visitatori

Aggregarsi, difendere il valore del fico d’India e riportare la Dop al centro della commercializzazione. E’ la strada tracciata da Emilio Grassenio, assessore del Comune di San Cono, piccola realtà di duemila abitanti e rotti sui monti Erei, a un’ora e mezza da Catania, famosa in tutta Italia per la produzione del fico d’India. Parliamo di un territorio la cui economia ha scelto di identificarsi con quel frutto.

Sì, perché a San Cono il fico d’India non è soltanto una coltura: è vita. E alla vigilia della nuova raccolta da queste parti il quadro è ancora da definire. Il caldo delle ultime settimane ha rallentato lo sviluppo del secondo fiore e, per ora, le previsioni parlano di una produzione inferiore a quella che si sarebbe potuta ottenere con un’annata più fresca. “L’annata è nella norma – spiega Emilio Grassenio, assessore del Comune di San Cono con delega all’Agricoltura, alla Cultura e al Personale -. Nelle ultime settimane ha rallentato un po’ lo sviluppo del secondo fiore, quindi il quantitativo sarà probabilmente inferiore rispetto a quello che ci si poteva aspettare da un’annata più fresca”.

La vera partita si giocherà nelle prossime settimane. Se l’annata continua col caldo qualche problema potrebbe averlo il raccolto. “Bisogna attendere ancora un po’ perché il settembre-ottobre è il periodo che poi dirà se il tempo sarà più o meno fresco e quindi permetterà di allungare la maturazione del frutto fino a novembre, il periodo in cui normalmente poi si finisce di raccogliere”, dice Grassenio.

Un paese che vive del fico d’India

A San Cono, considerata la piccola capitale del fico d’india, intanto, gli ettari coltivati continuano ad aumentare. Si tratta di una superficie di circa duemila ettari (“in crescita”, spiega l’assessore) con una produzione annua tra 150 mila e 200 mila quintali l’anno. “Gli agricoltori locali ormai hanno quasi tutti convertito le aziende, hanno piantato buona parte dei terreni a fico d’India, quindi l’ettaraggio è in aumento sicuramente”, spiega l’assessore.

Il peso economico della coltura è enorme. “E’ chiaro che l’economia di San Cono si basa su questo frutto – dice Grassenio -. Il fico d’India rappresenta circa il 70 per cento del reddito agricolo generato dagli agricoltori del territorio”. Una dipendenza che rende ancora più importante il tema della remunerazione. Il prodotto, secondo l’assessore, potrebbe garantire un reddito maggiore se il sistema riuscisse a superare uno dei suoi problemi storici: la frammentazione dell’offerta. “Si potrebbe sicuramente migliorare con una cooperazione maggiore, con una vendita aggregata del prodotto piuttosto che singola da parte degli agricoltori. Potrebbe sicuramente aumentare il prezzo”, dice.

Il problema, in sostanza, è commerciale: “I commercianti – sottolinea – acquistano dai singoli produttori e non da un unico centro di distribuzione. Qualcosa si sta muovendo. Una delle organizzazioni presenti sul territorio, Opuntia, aggrega già circa 45-47 aziende”. Ma per Grassenio non basta: “Manca un consorzio che riesca seriamente a commercializzare buona parte del prodotto”.

Il clima è la nuova incognita

Il fico d’India è una pianta resistente al caldo, ma anche questa resistenza ha dei limiti. “Il cambiamento climatico sicuramente incide sui tempi della raccolta – dice Grassenio -. Forse il fico d’India è una pianta che produce comunque nonostante il caldo, però i lunghi periodi di siccità o i periodi di caldo, soprattutto quelli di settembre e ottobre, spesso compromettono il raccolto”.

Il rischio è che la maturazione venga concentrata in un periodo troppo breve. “Fanno maturare improvvisamente tutto il frutto, i mercati si riempiono e non riescono poi a smaltire il quantitativo”. Anche per questo il clima non è più soltanto una variabile agricola, ma diventa una questione economica: una maturazione troppo rapida significa più prodotto contemporaneamente sul mercato e, di conseguenza, maggiore pressione sui prezzi. “L’annata precedente, invece, è stata una buona annata sicuramente, a livello di maturazione del frutto, di quantità, di pezzatura. Non ha avuto problemi significativi”, sottolinea.

La sfida della Dop

Se la produzione resta il cuore del sistema, la valorizzazione è la sfida del futuro. E qui Grassenio individua un’occasione ancora largamente inutilizzato. “Il Ficodindia – dice – potrebbe riscoprire anche il valore della Dop, che purtroppo viene poco utilizzata. Sono pochissimi i produttori che commercializzano il marchio Dop”. Il problema, spiega, è anche normativo. Le regole di produzione e confezionamento non sarebbero più adeguate alle modalità con cui oggi il prodotto viene commercializzato.

“Si tratta – spiega – di un problema che dovrebbe essere affrontato anche a livello legislativo, con la modifica del regolamento di produzione del Fico d’India Dop di San Cono”. Un obiettivo che il Comune vuole portare avanti: “Abbiamo intenzione di proporre una modifica a questo regolamento, in modo tale da permettere un rispetto del disciplinare del Fico d’India Dop più facile. La speranza è che una disciplina più aderente alle esigenze commerciali contemporanee possa tradursi in un uso maggiore del marchio da parte dei produttori dell’area”.

Tra i Comuni che rientrano nella Dop ci sono anche San Michele di Ganzaria, Mazzarino e Piazza Armerina. Tra i comuni in cui esistono produzioni significative vanno citati anche: Militello Val di Catania e Roccapalumba (in provincia di Palermo).

“San Cono senza il fico d’India avrebbe grosse difficoltà”

Il rapporto tra San Cono e il suo frutto, alla fine, è quasi una questione di sopravvivenza economica. Alla domanda se il paese potrebbe vivere senza il Ficodindia, Grassenio non ha dubbi: “Sicuramente avrebbe grosse difficoltà economiche. La sua sopravvivenza in parte è dovuta sicuramente all’assenza di ulteriori settori, se non appunto quello agricolo. Chiaramente, in assenza del Fico d’India l’agricoltura si adatterebbe”.

Eppure, proprio questa scelta compiuta nel tempo si è rivelata vincente. “Credo che abbia fatto una scelta giusta nel tempo questo paese nel puntare su questo frutto, perché poi si vede nelle famiglie l’economia di questo paese. Anche comprendendo i paesi di queste dimensioni e limitrofi, è viva, riesce ad avere un buon reddito”.

“La Sagra porta 10 mila persone”

Il fico d’India non porta soltanto reddito agricolo. Negli ultimi anni è diventato anche uno strumento di promozione turistica, soprattutto attraverso la Sagra del Fico d’India, che quest’anno si terrà il 2, 3 e 4 ottobre. “L’appuntamento, rilanciato dopo alcuni anni difficili, ha ricominciato ad attirare visitatori – dice con orgoglio l’assessore -. Negli ultimi tre anni abbiamo rilanciato la sagra e sicuramente questa scelta ora sta dando i suoi frutti”.

I numeri sono quelli di un piccolo paese che per tre giorni moltiplica la propria popolazione. L’anno scorso, secondo Grassenio, i visitatori sono stati circa 10 mila, una cifra che il Comune conta di replicare. E il turista, racconta l’assessore, arriva soprattutto per capire il prodotto. “La maggior parte dei visitatori – conclude – è proprio incuriosita dal frutto, vuole capire da dove cresce. Tutti vogliono visitare l’azienda, vogliono scoprire un po’ quello che c’è dietro il fico d’India di San Cono. E anche il sostegno della Regione, negli ultimi tre anni, ha contribuito al rilancio della manifestazione”.