Uno dei grandi areali italiani conosciuti in tutto il mondo sono le Langhe, con i loro bellissimi vigneti curati come i giardini di casa, ma anche questo terroir, con i cambiamenti climatici in atto, inizia a soffrire. È così che all’interno di questa area le esposizioni, una volta declassate perché più fresche, ribaltano i valori di considerazione. È il caso di La Morra comune più alto della denominazione con esposizioni che soffrono meno i cambiamenti. Abbiamo avuto l’occasione di visitare una delle aziende simbolo di questo angolo di Langhe, la cantina Dosio.
Nel 2010, Gianfranco Lanci, rileva la cantina fondata da Beppe Dosio nel punto più alto di La Morra, a Serradenari innamorandosi di quel pezzo di Langa che guarda verso le Alpi e sembra respirare più lentamente. Dopo una carriera internazionale nel settore tecnologico, torna alle origini piemontesi e a una passione antica come il vino.
Purtroppo, nel 2023, la scomparsa improvvisa dell’Ingegnere segna un nuovo spartiacque. Chiara raccoglie l’eredità del padre e assume la guida dell’azienda, lasciando Milano, il mondo della comunicazione e del marketing. “Dopo una carriera internazionale di successo nel settore tecnologico, ricoprendo ruoli di vertice in aziende come Texas Instruments, Acer e Lenovo, per mio papà arrivare qui è stato un po’ come ‘tornare a casa’. Alle sue origini piemontesi. A una passione che coltivava fin da ragazzo, quando con mio nonno andava per cantine a scegliere il vino da imbottigliare in casa – spiega Chiara -. Quando ho preso in mano le redini dell’azienda ho capito subito che non si trattava solo di vino, ma di un’eredità da custodire. Mio padre non voleva cambiare nulla, voleva continuare una storia già iniziata, rispettando le radici e portando un tocco di innovazione. Per me è stato un punto di partenza: imparare, crescere e trovare il modo di far parlare questa terra anche con la mia voce”.
Oltre all’espansione dei vigneti e dei mercati, Dosio è diventata un luogo dove l’ospitalità incontra il vino in modo autentico e immersivo. Così è nata Antica Dimora Dosio: un relais di charme circondato dalle vigne, naturale estensione della cantina. “Purtroppo, questa ultima parte del progetto mio padre non ha fatto in tempo a vederla realizzata – continua Chiara -. Ma lo spirito che lui sentiva qui, in questo angolo ‘insolito’ di Langa che guarda le Alpi, oggi lo percepiscono anche i nostri ospiti, ogni volta che soggiornano nella nostra Dimora o visitano la tenuta”.
La proprietà è di 14 ettari, con le parcelle storiche di La Morra, a partire dalla collina di Serradenari: il punto più alto del comune e dell’intera denominazione del Barolo, dove tutto ha avuto inizio. Negli anni Settanta, piantare Nebbiolo a questa altitudine era considerato un azzardo. Il clima più rigido e le maturazioni lente rendevano la scelta tutt’altro che scontata. Eppure, quella decisione si è rivelata nel tempo profondamente lungimirante: Serradenari è stata riconosciuta come la Menzione Geografica Aggiuntiva più elevata del Barolo, confermando il valore dell’altitudine come chiave di finezza, freschezza e precisione espressiva. Accanto a Serradenari, Fossati rappresenta l’altra anima storica della cantina.
Situato nel comune di Barolo, questo cru è legato indissolubilmente alla storia di Dosio, che già nel 1982 fu tra le prime cantine a indicarne il nome in etichetta, molto prima del riconoscimento ufficiale delle Mga. Un gesto pionieristico, che racconta una volontà chiara: leggere il territorio con anticipo, valorizzandone l’identità. Nel tempo, il racconto si è ampliato, includendo altri luoghi chiave delle Langhe. Bussia, a Monforte d’Alba, introduce una dimensione più ampia e strutturata del Nebbiolo; Montersino, nel territorio del Barbaresco, aggiunge una voce raffinata, giocata su eleganza e verticalità.
L’acquisizione più recente è Meriame, a Serralunga d’Alba: il primo vigneto dell’azienda condotto in regime biologico, espressione di un versante più rigoroso e profondo della denominazione, la cui prima annata è ancora in affinamento. L’enologo è Andrea Autino è l’enologo responsabile dal 2022, che ha reintrodotto tecniche tradizionali per valorizzare al meglio il frutto del territorio, e di accompagnare il vino nella sua evoluzione senza interferire, favorendo un’espressione autentica e coerente di ogni Cru. Nelle annate migliori, su alcuni vigneti, viene mantenuta anche una percentuale di grappolo intero, per aggiungere complessità e profondità.
Anche l’uso del legno segue questa filosofia di misura ed equilibrio. Non è mai una firma ma uno strumento. Per i Barolo vengono utilizzate botti grandi di rovere da 25 ettolitri e tini troncoconici, scelti per rispettare e amplificare l’eleganza naturale del Nebbiolo. Ogni decisione legata all’affinamento nasce dall’ascolto del vigneto di origine come l’uso dei legni con un lavoro sartoriale.
La degustazione:
Roero Arneis Docg 2025
Vinificazione in serbatoi termocondizionati a bassa temperatura, affina sui lieviti nobili in acciaio con regolari bâtonnage. Colore giallo paglierino luminoso dai riflessi verdognoli, al naso floreale fine, con note di biancospino, ginestra e camomilla, note balsamiche vegetali, al palato è succoso, fresco, minerale e di grande sapidità, con lunga persistenza.
Olivia Langhe Sauvignon 2025
Terzo anno di produzione. Allevato a 535 metri slm, nella particella che domina la cantina a Serradenari. Fermentazione in acciaio e assenza di malolattica. Colore giallo paglierino, al naso, note di acacia, salvia e delicate sfumature varietali, al palato fresco sapido, sorso armonico, con un finale lungo su note agrumate e minerali. Il nome di questo vino non è casuale. Olivia è la Weimaraner che accompagna la vita tra i filari e che, istintivamente, torna sempre a questa parcella.
Barbera d’Alba La Dimora Doc 2025
Le uve provengono da una particella di alta collina, situata a 500 metri di altitudine. Vinificazione esclusivamente in acciaio, senza passaggi in legno. Colore rosso rubino con note violacee, al naso fruttato ciliegia matura, piccoli frutti rossi, prugna e marasca, al palato il sorso è succoso, fresco dinamico, sapido, grande richiamo di beva che si protrae in un finale persistente.
Langhe Nebbiolo 2023
Prodotto a La Morra, ad un’altitudine di circa 480 m slm, su terreno marnoso e ricco di arenarie, ed esposizione prevalentemente a sud. Diraspa-pigiatura, con macerazione in serbatoi termocondizionati ad una temperatura massima di 28°C con rimontaggi giornalieri per circa 10 giorni e successiva fermentazione malolattica, e affinamento in vasche di acciaio. Colore rosso rubino con riflessi granati, al naso sensazioni floreali balsamiche di petali di rosa, viole, fruttato con note di more in composta, fragole e piccoli frutti, al palato, fresco, sapido, tannino integrato e morbido, ottima persistenza che ricorda sfumature di scorza d’arancia con note terrose e minerali.
Barolo del Comune di La Morra Docg 2022
Nebbiolo, coltivato a di La Morra. Fermentazione in tini di rovere di Slavonia con macerazione a cappello sommerso e affinano in grandi botti per circa venti mesi. Colore rosso granato luminoso, floreale di rosa essiccata, fruttato piccoli frutti scuri, speziato dolce e sottobosco, al palato, fresco, sapido, tannino è fine e ben integrato, in equilibrio con la sua acidità di lunga persistenza.
Barolo Serradenari Docg 2021
Coltivato a La Morra, nel punto più alto dell’intera denominazione del Barolo a 500 metri di altitudine. Terreno marnoso della formazione di Lequio, vigneto a corpo unico, esposto, ad anfiteatro. Colore rosso con unghia granata, al naso emergono floreale di rosa selvatica, scorza d’arancia, fruttato scuro e spezie balsamiche, al palato la trama tannica, cesellata e salina, si esprime con compostezza e verticalità. grande finezza, ed equilibrio alla sua parte fresca.
Barolo Fossati Docg 2021
Esposizione a sud-est, viti di circa sessant’anni nella parte più alta, radicate nella Marna di Sant’Agata Fossile. Il nome Fossati è legato alla tradizione dell’azienda fin dal 1982, quando Dosio fu tra le prime cantine a indicarlo in etichetta, molto prima del riconoscimento ufficiale come Menzione Geografica Aggiuntiva. Una scelta pionieristica, di valorizzare l’identità dei suoi vini da singolo vigneto. Macerazione a cappello sommerso in tini di rovere di Slavonia tra le tre e le cinque settimane, estrazione di struttura, materia e profondità, seguita da affinamento in botte grande per circa 22–24 mesi. Nelle annate migliori viene mantenuta una percentuale di grappolo intero. Colore rosso granato, al naso note di sottobosco, balsamicità di erbe spontanee, incenso e liquirizia al palato fresco, sapido, grande equilibrio tra il suo tannino vellutato e un’acidità che consente un lungo e persistente finale.