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Giu

LO SCENARIO

E' ormai braccio di ferro sull'ambito aziendale che, se applicato, penalizzerebbe non poco le cantine sociali e alcuni produttori nel rivendicare la nuova denominazione. E cosa farà l'assessorato regionale all'Agricoltura?

Doc Sicilia,
spunta un nuovo
ostacolo

Per la Doc Sicilia - citando il grande Edoardo De Filippo – gli esami non finiscono mai. Altri ostacoli spuntano lungo l’iter che dovrebbe portare la denominazione alla nascita. Accantonata per il momento la questione del nome da dare all’Igt (Isola Sicula, la proposta ufficiale) un nodo è quello che riguarda l’ambito aziendale. Di cosa si tratta? In pratica per tutti quei vini che sono frutto di un uvaggio (o blend) ogni produttore dovrà rispettare certe percentuali di produzione di determinati vitigni altrimenti potrà far fregiare col marchio Doc Sicilia solo i vini frutto di un solo vitigno. La questione che sembra squisitamente tecnica ha grosse ricadute su tutta la produzione anche perché – e qui sta il vero nodo – secondo le indicazioni di massima fornite dal comitato nazionale Vini Doc, il cosiddetto “parlamentino” presieduto da Giuseppe Martelli, anche nelle cantine sociali si andrà a verificare la singola produzione di ogni socio viticoltore e non quella complessiva della stessa cantina. Quindi l’ambito aziendale avrà forti ripercussioni proprio sulle cantine sociali che in Sicilia rappresenta il settanta per cento della produzione di vino.
E’ qui che si sta innescando una sorta di braccio di ferro tra le organizzazioni professionali, Assovini e i rappresentanti delle cooperative dell’Isola (che sono i promotori della Doc Sicilia) e il comitato Vini Doc che alla luce di quanto deciso recentemente per l’istituzione della Doc Piemonte sembrerebbe orientata per riconfermare l’ambito aziendale anche per la Doc Sicilia.
In questo momento Roma sta aspettando i chiarimenti proprio su questi aspetti, indicazioni che sono stati decisi nel corso di una riunione lunedì scorso a cui hanno partecipato i promotori della Doc Sicilia. La linea è la seguente: disposti a trattare purché l’ambito aziendale non penalizzi le cantine sociali.
E’ bene sapere che i vitigni scelti che rientrerebbero nel cosiddetto ambito aziendale sono, per i bianchi, il Catarratto, l’Insolia, il Grillo, il Grecanico e lo Chardonnay, tutti al 50 per cento. E per i rossi il solo Nero d’Avola al 35 per cento. Ciò significa che un produttore per rivendicare la Doc Sicilia di un blend qualsiasi deve avere nel proprio terreno almeno il 50 per cento di uno dei bianchi sopracitati o per i rossi il 35 per cento coltivato a Nero d’Avola.
Se questo problema può essere insignificante per i piccoli produttori che non hanno bisogno dei blend, diventa un ostacolo proprio per le cantine sociali dove i soci non coltivano di tutto e, se dovesse passare l’impostazione dell’ambito aziendale che tiene conto dei singoli conferitori, comporterebbe forti limitazioni nella possibilità di produrre Doc Sicilia. Tanto per fare un esempio, secondo una proiezione, una delle più importanti cantine sociali siciliane, a causa dell’ambito aziendale, potrebbe rivendicare la Doc Sicilia solo da 500 dei 2.500 ettari coltivati con uve a bacca bianca, in pratica il 20 per cento. Decisamente poco.
Da lì i timori e il desiderio di puntare i piedi a Roma purché l’ambito aziendale tenga conto delle realtà cooperative. Le stesse organizzazioni professionali annunciano battaglia in nome della Sicilia del vino e del suo futuro. I più informati ricordano che l’Alto Adige e il Trentino, per esempio, nel varo delle rispettive Doc sono state graziate sotto l’aspetto dell’ambito aziendale. Il nodo è politico e anche geografico. Cosa farà l’assessore regionale all’Agricoltura Titti Bufardeci? Sposerà la causa fino in fondo? Le organizzazioni professionali, ben rappresentate nel “parlamentino” del vino che conta oltre 30 rappresentanti, c’è da giurare, faranno la loro parte. Ma di mezzo ci sarà anche la geografia: nel senso che buona parte dei membri del “parlamentino” è del nord Italia. Avrà un peso tutto ciò? Roma intanto aspetta i chiarimenti, poi la commissione tecnica del comitato Vini Doc farà le sue valutazioni. A quel punto, e saremo a luglio, si dovrebbe tenere l’audizione in Sicilia con tutte le parti interessate. Poi, se tutto procederà come da manuale, toccherà a Martelli decidere quando calare nell’ordine del giorno la Doc Sicilia. Ma sull’ambito aziendale si gioca tutto. E la partita è apertissima.

F. C.

Commenti  

 
0 #1 massimo maggio 2010-06-18 10:50 ritengo giusto che la rivendicazione avvenga in ambito aziendale per un discorso di correttezza e trasparenza nei confronti del consumatore finale. ritengo pure impensabile che tutto il vino che oggi si identifica igp abbia un mercato a dop e quindi quelle aziende non adeguatamente strutturate continuino a produrre igp. inoltre a mio avviso, per le cantine sociali il problema è relativo e si risolve con una adeguata e ben studiata programmazione del potenziale viticolo complessivo dei soci. Citazione
 

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