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28
Giu

L'ANALISI

In calo i prodotti che varcano i  confini dell’Isola. I dati del Coreras: “Per colpa della crisi nell’ultimo biennio registrato un meno 17 per cento”. La Regione rispolvera il marchio “Sicilia agricoltura”. E sul chilometro zero…

Sicilia,
export al palo

L’export dei prodotti agricoli siciliani è calato negli ultimi dieci anni. Flessione che si è acuita nel biennio 2008-2009 a causa della crisi economica internazionale. Di contro, dal 2000 a oggi è aumentata l’importazione e se questo doppio fenomeno dovesse continuare la bilancia commerciale siciliana andrà in pareggio, mentre finora è sempre stata in attivo (attualmente per circa 80 milioni di euro). A indicare questa tendenza è stato Antonino Bacarella, presidente del consorzio di ricerca Coreras, nel corso delle Giornate di studio su “L’agricoltura tra crisi e mercato” in programma al Cerisdi a Palermo. Intanto, la Regione Siciliana lavora a soluzioni come il marchio “Sicilia Agricoltura” «che già istituito per legge - ha spiegato, Rosaria Barresi, dirigente generale del dipartimento regionale Interventi strutturali dell’assessorato alle Risorse agricole e agroalimentari – non è ancora riconosciuto a livello comunitario. Al momento c’è solo un disciplinare generico, si lavora per i disciplinari specifici dei singoli prodotti».

Secondo i dati elaborati in vari studi dal Coreras, negli ultimi dieci anni le esportazioni dei prodotti dell’agricoltura siciliana sono calati del 2,5% con un segno fortemente negativo dei prodotti dell’industria agroalimentare (-11%), mentre i prodotti agricoli venduti sfusi hanno fatto registrare un incremento del 6%. Al contrario l’import è aumentato del 16% con un balzo del 30% per quanto riguarda l’industria alimentare. Il biennio della crisi, invece, ha registrato solo segni negativi sia per l’export (- 17% in totale, con i prodotti agricoli a – 25% e quelli dell’industria agroalimentare a – 6%) che per l’import (-9%). «La Sicilia non è una regione dove si può consumare tutto ciò che si produce – ha evidenziato Bacarella – anzi ha una vocazione all’internazionalizzazione: soltanto il 30% dei prodotti può rimanere in Sicilia, il resto dovrebbe andare fuori, ma oggi solo il 10% supera i confini nazionali. Per questo credo poco nelle strategie dei “chilometro zero”, dei mercati del contadino e dell’aumento dei consumi interni per rilanciare l’agricoltura». Di opinione diversa è, invece, Barresi: «Non c’è una sola soluzione alla crisi. Occorre mettere in campo più strumenti e farli funzionare in un ottica complessiva. Il problema è che spesso, secondo me, questi strumenti sono bloccati da controlli eccessivi». Barresi ha indicato anche il percorso intrapreso dall’assessorato per far uscire l’agricoltura fuori dalla crisi: «La Regione sta cercando di utilizzare al meglio gli strumenti forniti da Ocm, Psr e Pac. Si sta puntando anche a rendere più agevole l’accesso al credito e a riorganizzare il settore delle cooperative cantine sociali. Le aziende agricole siciliane, però, hanno dimensioni troppo piccole».

Salvo Butera

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